Čestmír Vycpálek, il sergente di ferro dall’animo buono

di Alessandro Iacobelli

La Cecoslovacchia ha regalato al calcio mondiale talenti inestimabili. La lista infinita comprende anche la figura di Čestmír Vycpálek: giocatore ed apprezzabile allenatore del secolo scorso. Nato il 15 maggio del 1921 il buon Cesto, così scherzosamente soprannominato, lega tutti i pensieri e le aspirazioni ad un pallone tra i piedi. La scintilla scocca fin dal principio, quando ancora bambino il padre Premsyl gli ordina di seguire le sorti dello Slavia Praga. Lo stadio ‘Spartan’ diverrà subito il luogo dei sogni. In famiglia, però, c’è chi la pensa diversamente. La madre Jarmila, infatti, attenua l’euforia invitando il ragazzo a porre maggiore attenzione allo studio. Cesto segue alla lettera i dettami e supera con brillantezza gli anni del ginnasio e dell’Accademia Commerciale. Nel frattempo l’esordio con la casacca dello Slavia Praga sembra alle porte. La leggerezza del periodo viene purtroppo spazzata via dagli orrori della Seconda Guerra Mondiale. La famiglia Vycpálek assapora sulla propria pelle la terribile malvagità perpetrata da Hitler nel lager nazista in quel di Dachau. “Soltanto chi ha vissuto tali esperienze – afferma Vycpálek – può comprendere il valore della vita e non spaventarsi più di niente”.

Čestmír_Vycpálek,_JuventusAl culmine dell’incubo bellico, lo Slavia Praga è ben felice di accogliere Čestmír in squadra. Nel giro di pochi mesi diventa il faro del centrocampo biancorosso: tecnica, visione di gioco ed intelligenza le sue doti principali. Successivamente si spalancano verdi praterie pure tra le fila della Nazionale boema con prestazioni superlative. Le big del panorama europeo buttano lo sguardo su Vycpálek e Korostelev. La società più scaltra è la Juventus che si aggiudica le due perle. L’esperienza di Čestmír in bianconero dura una stagione (1946-1947) condita da cinque segnature in ventisette gettoni, ma il rapporto con la dirigenza rimane splendido. Nell’estate del ’47 si materializza il trasferimento al Palermo. In Sicilia avviene la svolta professionale. Vycpálek diventa l’idolo del popolo rosanero e capitano indiscusso. In cinque anni il Palermo ritrova la Serie A e l’orgoglio di una terra impantanata nell’arretratezza economica e culturale. Cesto decide di chiudere una dignitosa carriera, dopo altre sei stagioni, nel Parma. Il metodista boemo torna nel cuore del meridione, dove intanto mette su famiglia con la dolce moglie Hana.

Lo staff societario del Palermo gli propone il ruolo di allenatore nel Settore Giovanile. Il promettente trainer accetta una lunga e dura gavetta. Discrete le esperienze al Siracusa in Serie C (terzo posto nel 1960/1961) ed alla guida del Valdagno nella medesima categoria. Nel 1968 si scatena la Primavera di Praga con l’ingresso dell’esercito sovietico nella capitale cecoslovacca, zio Cesto accoglie il nipote Zdenek Zeman. In quel frangente Vycpálek allena la Juventina, piccola compagine presieduta da Renzo Barbera, con sorprendenti risultati. L’anno seguente con il Mazara in Promozione si rivela negativo.

La carriera di Čestmír muta radicalmente dopo qualche mese. La Juventus disputa una partita amichevole con il Palermo. In questa circostanza Vycpálek e Boniperti, vecchi amici, si incontrano. L’amministratore delegato dona al tecnico boemo la cattedra del vivaio bianconero. Nella primavera del 1971 il mister della Prima Squadra Armando Picchi, colpito da un male incurabile, si spegne nello sgomento generale. Il timone tecnico viene quindi affidato a Vycpálek. La doppia finale di Coppa delle Fiere contro il Leeds incorona gli inglesi. Ciononostante il materiale umano per competere ad alti livelli non manca. Il Direttore Sportivo Italo Allodi costruisce un roster in cui si mescolano elementi giovani e uomini maturi. Carmignani in porta. Morini, Salvadore e Spinosi in difesa. Capello, Furino, Haller, Causio e Cuccureddu a centrocampo. La coppa formata da Anastasi e Bettega furoreggia in attacco. Con quel complesso Vycpálek attua al meglio la sua personale idea di calcio, mettendo in pratica i principi della scuola danubiana. La pesantissima assenza del bomber Bettega, a causa di un problema polmonare, trova una geniale soluzione nell’avanzamento di Haller come seconda punta al fianco di Anastasi. Una tragedia però si abbatte su Zio Cesto. Il figlio Cestino perisce, a soli ventiquattro anni, nell’incidente aereo di punta Raisi. La squadra si stringe attorno al suo condottiero, un padre dal cuore tenero, giungendo al trionfo tricolore il 18 maggio 1972 grazie al 2-0 rifilato al Lanerossi Vicenza. La stagione 1972-1973 ricalca in fotocopia quella passata. Un Campionato arduo e combattuto va in archivio con un finale vietato ai deboli di cuore. Causio e soci affrontano la Roma all’Olimpico; le inseguitrici Milan e Lazio giocano rispettivamente con Verona e Napoli. Nel caldo pomeriggio capitolino i giallorossi passano in vantaggio con la rete di Spadoni. Altafini e Cuccureddu rimettono le cose in ordine. Incredibili i responsi dagli altri campi. Il Milan cade per mano dei giallo-blu e la Lazio perde di misura al San Paolo. La Juventus si laurea così Campione d’Italia per la quindicesima volta. Giampiero Boniperti, divenuto Presidente, opta per un rinnovamento tecnico. Vycpálek lascia dunque il posto a Carlo Parola, continuando a far parte del mondo bianconero nella veste di osservatore.

Il 5 maggio 2002, in coincidenza con l’ennesima impresa scudettata firmata da Del Piero e Marcello Lippi, Cesto muore a Palermo. In suo onore la città siciliana ha intitolato nel 2014 il piazzale antistante lo stadio Barbera con l’appellativo di ‘Largo Čestmír Vycpálek’.

 

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