Romanzo Granata: la storica promozione della Salernitana in Serie A

di Alessandro IACOBELLI

Il calcio, in terra campana, è qualcosa che si avvicina al culto religioso. L’amore per lo sport più bello del mondo coinvolge anche Salerno. La città che, nel Medioevo, fu capitale del principato Longobardo, mantiene un rapporto strettissimo con il rettangolo vede. La Salernitana è come una figlia per il genitore medio.

Il punto più alto nella storia del sodalizio granata coincide senza ombra di dubbio con le due promozioni in Serie A distanti ben mezzo secolo. In principio fu la truppa guidata da Gipo Viani a varcare la soglia del paradiso nel 1948. L’artefice del bis, amato dalla folla, è invece Delio Rossi.

Sul golfo del Mar Tirreno, il tecnico nativo di Rimini è apprezzato e coccolato. Il suo ritorno, per la stagione 1997-1998, rianima il sangue caloroso della tifoseria. Nel 4-3-3 in salsa zemaniana i fuochi d’artificio non mancano. Tosto, Breda, Artistico e il giovane prodigio Marco Di Vaio sono interpreti adatti per l’attuazione di una mentalità offensiva. Adesso sognare si può.

Si comincia il 31 agosto allo stadio ‘Arechi’ contro il Verona. L’esordio con successo all’inglese è un dolce antipasto. Due pareggi consecutivi in trasferta, con Treviso e Chievo Verona, non destabilizzano le certezze. Alla quarta giornata i granata servono il poker ai danni della Reggiana. Di Vaio (doppietta), Ricchetti e capitan Breda annichiliscono gli avversari.

Il mese di ottobre si rivela strepitoso. In sequenza patiscono Perugia, Castel di Sangro e Pescara. Preziosissimo il pari strappato in quel di Cagliari. Fredda e concreta la squadra campana nella vittoria di misura sul Ravenna ad opera di Giacomo Tedesco. La trasferta di Ancona si trasforma in una giostra impazzita del gol. Termina 3-3. Doppio svantaggio rimontato dagli acuti di Marco Di Vaio. Nuova fuga locale frantumata da Artistico sul filo di lana.

Alle soglie del Natale i ragazzi di mister Rossi fanno visita al Venezia per lo scontro diretto al vertice della graduatoria. Di Vaio (doppietta) e Greco fanno la voce grossa. La Salernitana mette la freccia e balza in testa. La prima sconfitta giunge il 18 gennaio 1998 a Foggia, ma la solidità dell’ambiente trova conferma negli applausi dei sostenitori nel post-gara. Il girone di andata va in archivio con un pareggio casalingo contro la Fidelis Andria. Balli e soci condividono la vetta della classifica con il Venezia di Walter Novellino.

Il tragitto di ritorno è una meraviglia. Al ‘Bentegodi’ il Verona soccombe ancora per 2-0. La matricola Treviso viene umiliata con quattro colpi. Il pirotecnico scivolone con il Chievo Verona non preoccupa. Il 22 febbraio il blitz di misura sulla Reggiana spinge il contingente granata all’apoteosi. Al ‘Curi’ con il Perugia Di Cesare equilibra i conti quasi allo scadere. Ricchetti regola la pratica Castel di Sangro. Di Vaio, una settimana dopo, sbaglia un penalty a Pescara. Il pareggio è comunque salutare. L’incornata di Tosto dona la supremazia nei confronti della concorrente diretta, ovvero il Cagliari.

Le ultime pagine del romanzo granata sono liete e spensierate. La rete di Di Vaio si oppone alle pretese del Genoa. Il giorno della storia è arrivato: domenica 10 maggio 1998. Lo stadio ‘Arechi’ luccica con gli spalti presi d’assalto. Il match è di cartello contro il Venezia. La terribile frana che in quei giorni mette in ginocchio le popolazioni di Sarno ed altri paesi limitrofi, ordina sobrietà nel tripudio. Culmina 0-0 l’incontro. La sfilata del delirio collettivo può compiersi. La Salernitana è in Serie A. Mister Delio Rossi ed il Presidente Aniello Aliberti sono gli artefici del capolavoro. Una società decorata dalla ciliegina sulla torta; il Direttore Generale Pietro Mennea. Una città stupenda con il calcio nelle vene si gode il sogno diventato realtà.

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