Fields of Anfield Road: Liverpool e la leggenda di Anfield in un coro

di Enrico D’AMELIO

Evitare di cadere nella retorica, quando si narrano certe storie, è difficile quasi quanto non emozionarsi a ricordarle o immaginarle. Svariati scrittori e giornalisti sportivi, nei fiumi di inchiostro riversati su carta in epoche remote o attuali, hanno preso spunto da Pasolini o Galeano per caricare di etica ed estetica uno spettacolo che si consuma da oltre un secolo su un rettangolo verde. Qualcosa di sacro e profano allo stesso tempo, con attori e spettatori distaccati o in simbiosi nelle differenti grida e gli identici silenzi.

In Inghilterra, dove il football ha visto la luce nella seconda metà dell’Ottocento, i contorni degli spalti, gli echi, i canti e i rumori diventano molto spesso il centro della scena, più che la cornice a fare da sfondo. In questi stessi luoghi, il calcio non è visto semplicemente come uno sport, un gioco, o, più comunemente, un fenomeno sociale di massa. Ma come qualcosa a cui approcciarsi con devozione. Lo racconta benissimo Alan Edge, uno scrittore tifoso del Liverpool, che ha intitolato un suo libro ‘La fede dei nostri padri – il calcio come una religione’. Una serie di ricordi riguardo a tutti gli step che un bambino poi diventato uomo avrebbe dovuto superare, per poter essere considerato un vero fan dei Reds dai tifosi di lunga data.

anfield

Proprio dai racconti di questi ultimi, tante generazioni cresciute sui gradoni di Anfield hanno potuto far propria una storia gloriosa, intrisa di epos e leggenda, e omaggiarla con cori da levare al cielo come veri e propri inni sacri. Qualsiasi appassionato di questo sport conosce la canzone ufficiale del Liverpool Football Club – You’ll never walk alone -, intonata all’inizio e alla fine di ogni gara, a prescindere da quale possa essere risultato e posizione di classifica. Il primo documento ufficiale che riporta questo fatto è del 1964, quando un operatore della BBC riprese i tifosi della Kop a cantarla. Un anno dopo, durante la finale di Coppa d’Inghilterra contro il Leeds a Wembley, i sostenitori del Liverpool ripeterono il rito, a sottolineare che i giocatori con la maglia rossa, dovunque si fossero trovati, non avrebbero “mai camminato da soli”. Il telecronista dell’epoca, Kenneth Wolstenholme, lo stesso che poi raccontò l’unico titolo mondiale della Nazionale Inglese nel 1966, elogiò in diretta questa sfumatura, e disse che questa canzone sarebbe diventata “il biglietto da visita del Liverpool in ogni stadio”.

Meno noto, ma probabilmente ancora più toccante, l’altro coro che non può mancare ad Anfield durante gli ultimi minuti di gioco della più futile tra le partite, dal titolo ‘The fields of Anfield Road’. E’ un qualcosa che va a toccare nel profondo le radici di questa società, e che rinverdisce i ricordi di miti oramai lontani o addirittura defunti. Uno di questi è Bill Shankly, tecnico dei Reds dal 1959 al 1974, con cui vinse il campionato nel 1964, 1966 e 1973, e la Coppa Uefa sempre nel 1973. Restano impresse alcune sue frasi, come quella pronunciata a un poliziotto durante un giro di campo a fine stagione. L’agente s’era reso responsabile di aver allontanato con i piedi una sciarpa del club, così lui lo fulminò dicendogli: “Non farlo. Per te è solo una sciarpa, per un ragazzo rappresenta la vita”. Oppure, per umiliare l’altra squadra della città, l’Everton: “Ci sono solo due squadre di calcio nel Merseyside: il Liverpool, e le riserve del Liverpool”.

Così la società gli ha intitolato un ingresso di Anfield (Shankly Gates), e i tifosi della Kop l’hanno omaggiato nella strofa iniziale di questo canto, riadattato da una vecchia canzone irlandese di metà Ottocento, ai tempi della Grande Carestia. La sintesi della prima parte del coro è che Shankly non fa più parte del Club, ma ha fatto in tempo a lasciare in eredità un undici granitico, e che anche nel presente e nel futuro, dopo che nel passato, ci sarà gloria per le maglie rosse sui campi di Anfield Road. Lo stesso undici, infatti, si renderà protagonista delle più indimenticabili pagine di storia vissute dal Club pochi anni dopo. Si passa da un mito all’altro, da Bill Shankly a Bob Paisley, una vita per la squadra del Merseyside. Giocatore dal 1939 al 1954, allenatore della squadra riserve dal 1954 al 1959, allenatore in seconda per i successivi 15 anni, e tecnico della prima squadra dal 1974 al 1983. ‘Soli’ 9 anni alla guida dei grandi, ma un palmares da far spavento, con 6 titoli nazionali e 3 Coppe dei Campioni, record ancora imbattuto se raggiunto sulla stessa panchina, e soltanto eguagliato da Carlo Ancelotti nel 2014, ma alla guida prima del Milan (2003 e 2007) e poi del Real Madrid (2014).

A Paisley, oltre ad essere intitolato il cancello opposto a quello di Shankly nel tempio dei Reds, è dedicata la terza strofa del coro, sulla falsariga della prima, in cui viene ricordata la prima Coppa dei Campioni, vinta a Roma nel 1977 in finale contro il Borussia Moenchengladbach. La seconda e la quarta strofa, invece, si ripetono, e sono state riadattate dopo la tragedia di Hillsborough del 1989 in cui morirono 96 persone, tra cui un bambino di soli 10 anni, cugino del futuro capitano Steven Gerrard. Si passa da ‘Re Kenny’ – che sarebbe Kenny Dalglish, leggendario campione scozzese che ha vestito la maglia rossa dal 1977 al 1990, l’epoca d’oro del Liverpool, capace di conquistare 4 delle 5 Coppe dei Campioni della sua storia -, a Steve Heighway, storica ala irlandese degli anni ’70, andato poi negli Stati Uniti a fine carriera. E’ proprio dal 1990, tra l’altro, che il Liverpool non riesce a conquistare la Premier League. Un’assenza che gli ha fatto cedere lo scettro di squadra più titolata d’Inghilterra nel 2011, ai danni degli odiati rivali del Manchester United. Quasi una nemesi del fato dopo le stragi commesse dagli Hooligans del Liverpool in Belgio, nel 1985, e a Hillsborough quattro anni più tardi. La sensazione di malinconia di un’epoca che difficilmente potrà ritornare è mitigata dalla consapevolezza di sostenere una squadra di culto per i tifosi di ogni parte del mondo. Perché grazie alle imprese del passato e ai racconti dei vecchi, di padre in figlio o di nonno in nipote, i giovani tifosi dei Reds, una volta dentro Anfield, potranno rivivere ugualmente le immagini dei tempi andati. Quando il Liverpool era la squadra più forte d’Europa, e vi erano solo successi e gloria sui campi di Anfield Road.

Il testo integrale del coro:

Outside the Shankly Gates
I heared a Kopite callin’
Shankly they have taken you away
But you left a great eleven
Before you went to heaven
Now it’s glory ‘round the fields of Anfield Road

All ‘round the fields of Anfield Road
Where once we watched the King Kenny play (and he could play)
Steve Heighway on the wing
We had dreams and songs to sing
Of the glory ‘round the fields of Anfield Road

Outside the Paisley Gates
I heared a Kopite callin’
Paisely they have taken you away
You led the great eleven
Back in Rome in seventy-seven
And the Redmen, they are still playing the same way

All ‘round the fields of Anfield Road
Where once we watched the King Kenny play (and he could play)
Steve Heighway on the wing
We had dreams and songs to sing
Of the glory ‘round the fields of Anfield Road