La Serie A del 1944: quando a Roma c’era anche la Mater

di Andrea Rapino

L’ipotesi di un derby della capitale in Serie A che non sia Roma-Lazio oggi è fantascienza, ma stava per diventare realtà se la guerra non avesse impedito lo svolgimento della stagione 1943-44 come era stata programmata dalla Figc. A causa dell’incalzare del conflitto, la Federazione aveva infatti stabilito di mettere temporaneamente da parte la formula del girone unico, varata a partire dal 1929-30, e di strutturare la massima categoria su più gironi, rimescolando A e B.

Lo potremmo definire grossomodo un ritorno alla Divisione Nazionale 1928-29, anche se stavolta i gironi non erano due ma tre: da questi sarebbero uscite le sei finaliste chiamate a sfidarsi per lo scudetto in un ulteriore raggruppamento finale.

Roma-Mater del 03-01-1944

Roma-Mater del 03-01-1944

Per tentare di organizzare un campionato nazionale, con le bombe che tuonavano in casa, non c’erano troppe alternative. Muoversi in lungo e in largo per la Penisola diventava sempre più difficile, se non proibitivo. Oltre alle vicissitudini strettamente belliche, bisognava fare i conti con carenza di mezzi e problemi delle infrastrutture.

Per agevolare gli spostamenti per ragioni sportive, si optò così per i tre raggruppamenti da una dozzina di squadre l’uno, includendo nella massima divisione anche le formazioni cadette, ad esclusione del Palermo, in quanto in Sicilia erano già sbarcati gli Alleati.

Il primo luglio del 1943 la Figc diramò il comunicato ufficiale che fissava l’inizio del campionato al 3 ottobre, e disegnò i gironi. Nel gruppo I, che andava dall’Emilia al Nordest, includendo una parte di Lombardia, c’erano Ambrosiana, Bologna, Cremonese, Fanfulla, Gorizia, Modena, Padova, Parma, Triestina, Udinese e Venezia.

Parte della Lombardia era destinata al raggruppamento II, dove si trovavano Alessandria, Atalanta, Brescia, Genova, Juventus, Liguria, Milano, Novara, Pro Patria, Spezia, Torino e Varese. Ci sarebbe stato quindi il derby della Lanterna, ma non quello della Madonnina.

Nel girone III, riservato ai club che avevano sede tra la Toscana e le Puglie, erano invece sistemate le tre formazioni romane: lo componevano Ancona, Bari, Fiorentina, Lazio, Livorno, Mater Roma, Napoli, Pisa, Siena, Roma e Salernitana. All’ombra del cupolone ci sarebbero quindi state altre due stracittadine.

Questa scelta non entusiasmò i grandi club del Nord, per i quali il “rimescolamento” con la B poteva significare una riduzione dell’interesse del pubblico, e quindi degli incassi, in tempi già di vacche magrissime, e nei quali lo spazio per l’entusiasmo sportivo era incalzato da ben altre contingenze. I primi a protestare furono proprio i milanesi, che perdevano la partita di maggior richiamo.

Di contro la cosa piaceva molto ai vertici delle squadre minori, per prima volta ammesse al massimo livello del calcio nazionale, e che in alcuni casi neanche negli anni seguenti avrebbero militato in A, vale a dire Gorizia, Fanfulla e Spezia, o la Mater che sarebbe stata sciolta di lì a poco. Avrebbero invece esordito anzitempo in A Ancona, Cremonese, Parma, Pescara, Pisa, Salernitana, Siena e Udinese. Tuttavia, il tempo per entusiasmarsi e protestare durò poco, perché quel campionato 1943-44 restò solo sulla carta.