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José Luis Chilavert, “El Bulldog” del popolo paraguaiano

di Jean Philippe ZITO

Non ho mai mai segnato in un mondiale, questo è il mio vero rimpianto. Ne ho giocati due. Il secondo avendo per C.T. quell’allenatore italiano che aveva avuto pure un figlio in nazionale…Arriva il signor Maldini e mi affronta a muso duro, domanda se ho qualcosa contro un allenatore straniero? No, gli dico io. Meglio, fa lui, perché da oggi qui comando io. Ci tolse carne, zuppe, cocomeri e meloni. Disse che pasta e riso andavano meglio. La cosa peggiore fu che mi tolse pure le punizioni. I francesi si permisero addirittura di tenermi in panchina. Successe allo Strasburgo. Mi hanno pure dato sei mesi di carcere perché dicono che io abbia falsificato dei certificati medici per rescindere il contratto. Volevo solo andarmene di lì, ecco qual era il punto. Volevo tornare in un posto dove tutti fossero felici di avere con loro José Luis Chilavert”.

Chi non ha mai sentito nominare questo portiere-goleador paraguaiano? Eroe di un calcio oramai divenuto anacronistico perché romantico e romanzato. Orgoglio di una Nazione intera, dal carattere estroverso e “caliente” tipico dei latinoamericani. Chilavert è un’icona del calcio mondiale, questa la sua storia.

Nasce a Luque, città distante circa 15 km dalla Capitale del Paraguay Asunción. Cresce in una condizione di estrema povertà. Aiuta la famiglia mungendo le mucche già a 5 anni, vendendo il latte nel quartiere di Ñu Guazú, un sobborgo rurale di Luque. Si può permettere il primo paio di scarpe solamente a 7 anni.

Trova un modo costruttivo per evadere dalla miseria che lo avvolge, giocando a pallone. Lo fa in compagnia del fratello maggiore Rolando. Quest’ultimo lo costringe a stare in porta. Gli altri ruoli sono tutti già occupati ed essendo Josè il più piccolo ha poca voce in capitolo. Così accetta, ma ad una condizione: vuole battere i calci da fermo. Rigori e punizioni sono la sua passione, si esercita a lungo con il piede preferito; il mancino, molto sensibile e di una precisione chirurgica.

Entra nelle giovanili della squadra di Luque, il Club Sportivo Luqueño. Allenato da Modesto Sandoval si fa notare sia per il suo talento tra i pali, sia per le sue indiscusse doti balistiche. Nel 1980, a soli quindici anni, esordisce nella seconda divisione con il Luqueño. Dopo quattro anni viene acquistato dal Guaraní, si trasferisce nella Capitale e debutta nella massima serie paraguaiana. Nel 1984, durante la sua prima stagione con gli Aurinegros, vince il Campionato assieme al fratello Rolando che nel frattempo è diventato titolare nel centrocampo degli “El Aborigen”.

A vent’anni Chilavert decide di accettare la proposta del San Lorenzo de Almagro: Buenos Aires e il campionato argentino l’aspettano. La Primera Division è un campionato certamente più competitivo, ma questo non lo spaventa. Quattro stagioni disputate in argentina, 122 partite giocate. Per due anni di seguito arriva con il “Ciclon” al 7° posto, poi un prestigioso 2° posto ed infine un 5° posto.

Nell’estate del 1988, a 23 anni, José riceve una proposta dall’Europa; il Saragozza è molto interessato a questo giovane portiere bravo tra i pali e dal carattere forgiato dalle prestazioni con la maglia dei “Gauchos de Boedo”. Durante la prima stagione (1988/89), Chilavert si conferma ad ottimi livelli, tanto da guadagnare le attenzioni della Nazionale maggiore che decide di convocarlo.

Epico il debutto in Nazionale. 27 Agosto 1989. Non ci sarebbe potuto essere un esordio più delicato: una partita del girone per accedere ai mondiali di Italia ’90 contro la grande Colombia di Valderrama e Higuita.

Al Defensores del Chaco, si registra il tutto esaurito per spingere la “Albirroja” alla vittoria. Il match è equilibrato, ma vede fin da i primi minuti di gioco i padroni di casa combattivi e determinati. A pochi istanti dal 90° il risultato è fermo sul punteggio di 1 a 1, ma proprio allo scadere una clamorosa leggerezza di René Higuita (uscendo a valanga con il pugno colpisce un’attaccante paraguaiano), concede al Paraguay il match ball.

Dopo che la polizia è dovuta entrare in campo per calmare gli animi, sul dischetto (tra l’incredulità generale) si presenta Chilavert. I giocatori della Colombia cercano di innervosirlo in tutti i modi; sbalorditi, quasi infastiditi lo circondano. Valderrama tenta fino all’ultimo di spostare la palla dal dischetto provocatoriamente. Chilavert allontana il capitano della Colombia platealmente, piegandosi più volte per sistemare meglio il pallone sulla lunetta. Dopo una grande rincorsa che lo spinge fino al limite dell’aria di rigore, calcia con veemenza rasoterra spiazzando Higuita. È gol! La sua prima rete in carriera, accolta da un boato incredibile è decisiva per le sorti dell’incontro.

Purtroppo per Chilavert il Paraguay non riesce a qualificarsi ai Mondiali di Italia ’90, ma per Josè è arrivata la celebrità a livello globale. Al Saragozza da un anno, si è confermato come portiere, ma non ancora come goleador. Il 28 Gennaio del 1990, alla sua seconda stagione in Spagna, segna il suo secondo gol in partite ufficiali sempre su rigore, nuovamente risolutivo. Il Real Zaragoza vince per 2 a 1 contro la Real Sociedad.

Josè in Spagna però si sente un leone in gabbia, non sempre gioca titolare e non si trova a suo agio con il calcio europeo. Dopo l’ultima stagione a Saragozza (90/91) vuole tornare in Sudamerica. Al Vélez Sarsfield, squadra di Liniers sobborgo di Buenos Aires, si sta compiendo una sorta di rivoluzione. La società vuole tornare a vincere il prima possibile in Patria, ma anche tentare di primeggiare nelle competizioni internazionali.

Durante la stagione 90/91 viene introdotta anche in Argentina la modifica della Primera Division con la doppia formula del campionato di Apertura e quello di Clausura. Il torneo viene quindi diviso a metà, incoronando così una squadra campione per l’Apertura (girone d’andata) e una per la Clausura (il ritorno).

La prima stagione al Vélez per Chilavert (1991/92) si chiude con un quarto e un secondo posto. L’ambiziosa società decide quindi di cambiare la guida tecnica riportando a casa Carlos Bianchi, attaccante del primo scudetto vinto nel 1968, bandiera del club, diventato nel frattempo allenatore. A guida de “El Fortin” nella sua prima stagione da allenatore (1992/93) riesce a vincere il torneo di Clausura. Per Chilavert è il primo titolo in Argentina.

Nel 1994 il Vélez arriva in finale di Coppa Libertadores contro il San Paolo. Chilavert a 29 anni ha l’occasione di conquistare il più prestigioso titolo internazionale per club del Sud America. Il 24 Agosto si gioca l’andata che vede “El Fortin” vincere per 1 a 0 grazie al gol de “El Turco” Omar Asad. Al ritorno s’impone il San Paolo con lo stesso risultato. Tempi supplementari e poi i calci di rigore. Primo rigore per il San Paolo, Chilavert para, secondo rigore per il Vélez Chilavert segna! Finisce 5 a 3 per gli argentini che diventano così Campioni del Sud America!

Il 1° Dicembre del 1994 si gioca a Tokyo la finale di Coppa Intercontinentale, il Vélez se la deve vedere con il Milan di Fabio Capello vincitore della Coppa dei Campioni. La partita è segnata da due ingenuità della retroguardia rossonera. La prima con Costacurta che affossa in area Asad e procura così un calcio di rigore, realizzato da Trotta (Chilavert ha concesso di farlo battere al suo Capitano) al 50°. Dopo 7 minuti, nei quali il Milan ha cercato in tutti i modi di pareggiare ma si è trovato di fronte ad un Josè in stato di grazia, sempre Costacurta, con un corto retropassaggio verso Sebastiano Rossi fa un involontario assist a “El Turco” Asad abile nel realizzare saltando il portiere. 2 a 0. Il Vélez di Chilavert, allenato da Carlos Bianchi, è sul tetto del Mondo!

Negli anni a venire, ricchi di soddisfazione, si susseguono i trionfi: Apertura 1995, Clausura 1996, Supercoppa Sudamericana 1996, Coppa Interamericana 1996, Recopa 1997 (Chilavert fallisce ai calci di rigore il suo penalty) e Clausura 1998.

A livello personale si aggiunge la soddisfazione di essere eletto per tre volte come miglior portiere del Mondo nel 1995, 1997 e 1998. Miglior giocatore del Campionato Argentino nel 1996. Nello stesso anno viene eletto anche miglior giocatore sudamericano e segna una storica tripletta che lo iscrive di diritto sul libro dei record.

Nel 1998 gioca il suo primo Mondiale in Francia, dove sono proprio i padroni di casa (e futuri campioni) ad eliminare agli Ottavi di Finale il Paraguay di Chilavert.

Nel 2000, a 34 anni, Josè decide di provare per la seconda volta l’esperienza europea. Va in Francia e milita nello Strasburgo. In 52 presenze con il Racing, segna solamente 1 gol ma molto importante. Nella finale del 26 maggio 2001 di Coppa di Francia tra Strasburgo e Amiens si va ai calci di rigore. Chilavert para il 4° e segna l’ultimo. Vince così anche in Europa.

Nel 2002 partecipa al suo secondo Mondiale disputato in Giappone e Corea del Sud. Anche in quest’occasione il Paraguay viene eliminato agli Ottavi di finale. La Germania vince per 1 a 0, Chilavert si lamenta anche di tattiche scorrette attuate in campo dagli avversari. Secondo Josè Ballack avrebbe utilizzato delle flagranze maleodoranti per limitare la marcatura avversaria e concedere in questo modo più spazi ai giocatori tedeschi.

Dopo il Mondiale nippo-coreano la sua avventura al Strasburgo finisce con la falsificazione di un certificato medico utile a rescindere senza conseguenze il contratto che lo legava alla formazione francese (per questo motivo viene condannato nel 2005 al pagamento di una pena pecuniaria e sei mesi di carcere per illecito, mai scontati). Si accasa così al Peñarol in Uruguay con il quale diventa campione nel 2003.

Non può concludere la propria carriera che al Vélez nel 2003/04 con 6 presenze, a 39 anni. Decide di appendere i guantoni al chiodo in quella che è diventata la sua squadra del cuore, dopo essere riuscito a segnare 72 gol totali (15 su punizione). Il suo amore per il “Fortin” è viscerale tanto da volersi legare con il club anche oltre la vita: “Ho detto a mia moglie ed a mia figlia che voglio essere cremato, e le ceneri vengano disperse davanti alle porte del terreno di gioco del José Amalfitani, così da poter stare sempre con la gente del Vélez”.

Negli ultimi anni Chilavert si è proposto prima come allenatore del Paraguay, poi come Presidente. Ha polemizzato su Twitter con Maradona, che difende il Presidente Maduro nella guerra fratricida venezuelana, affermando che i giovani del mondo devono stare “attenti alle droghe, che distruggono la vita della persona e, naturalmente, non ti permettono di ragionare per vedere la realtà della vita”.

Nelle scorse settimane, sempre su Twitter, si è scagliato contro Mauro Zarate. L’ex attaccante della Lazio è cresciuto nel Vélez Sarsfield dove è tornato per la terza volta nel 2018 per poi passare, dopo pochi mesi, al Boca Juniors. Visto dalla piazza (e dalla famiglia dello stesso giocatore) come un tradimento, ha fatto indispettire ancor di più tifosi e addetti ai lavori al termine dei quarti di finale della Copa de la Superliga del 16 Maggio vinti ai rigori dal Boca. “È passata la squadra più grande”. José Chilavert, senza troppi peli sulla lingua, ha etichettato Zarate come un “ingrato e fallito” mantenendo fede al suo soprannome: “El Bulldog”.