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Osasuna, un brindisi in Navarro

di Fabio Belli

Ci sono club che riescono a racchiudere, spesso e volentieri a prescindere dai risultati, nella loro essenza la passione di un intero popolo. Succede in Grecia all’isola di Creta, dove la squadra del maggior centro abitato dell’isola, Iraklion, diventa OFI Creta perché racchiude l’orgoglio e le speranze non solo di una città, ma di una comunità intera. Lo stesso accade in Spagna in Navarra, al confine con i Paesi Baschi, dove l’Osasuna rappresenta un qualcosa che fa battere il cuore dei tifosi al di là dell’appartenenza che si può provare per qualsiasi società.

PARTIDO  OSASUNA  - RECREATIVO TEMPORADA 99-00 JUGADORES SALUDAN TRAS VICTORIA Y ASCENSO A PRIMERAL’Osasuna gioca a Pamplona, capoluogo della Navarra, ed il suo nome racchiude già in sé un inno di lode e un incitamento. In basco Osasuna è un modo di dire “Salute!, o “Forza!” intorno a un tavolo ricoperto di bicchieri di sangria. E’ ciò che si dice durante un brindisi, e si addice a pennello allo spirito corsaro di una squadra che, pur sempre con limitati mezzi economici, è una delle realtà più consolidate della Liga spagnola (anche se in questa stagione, dopo molti anni, potrebbe di nuovo concretizzarsi lo spettro della retrocessione in “Segunda”).

A dispetto di tanta passione, la bacheca Navarra è ancora all’asciutto di trofei maggiori. I migliori risultati nella Liga sono recenti, due quarti posti nel 1991 e nel 2006: quest’ultimo valse anche una qualificazione alla Champions League, un velocissimo giro sulla giostra dell’Europa dei grandi, durato il tempo del preliminare perso contro l’Amburgo. Ma se a Pamplona pensano alle scorribande continentali migliori, viene in mente la Coppa UEFA del 2007, quando i connazionali del Siviglia sbarrarono la strada verso quella che sarebbe stata una storica finalissima.

Sono stati questi gli anni d’oro, con l’incredibile primo posto del dicembre 2006 nella classifica mondiale dell’IFFHS, grazie a una straordinaria serie di risultati positivi tra Liga e competizioni internazionali. Ma le radici della passione per l’Osasuna affondano ben più nel profondo, per un club che nel 2020 festeggerà i suoi cent’anni nello stadio da sempre di proprietà del club, lo storico “El Sadar” diventato da circa dieci anni “Renyo de Navarra“. Così come il nome della squadra richiama un brindisi e un augurio, tutta la storia dell’Osasuna sembra essere un inno al futuro: il mito locale è Francisco “Patxi” Puñal, il giocatore che vanta più presenze in Navarra, avendo trascorso tutta la sua carriera in maglia “Rojillos”. Classe ‘75, è ancora in attività: se retrocessione sarà, dopo oltre cinquecento match ufficiali, toccherà a lui fare da trait d’union tra presente e passato. Perché “Osasuna”! è un grido che riecheggerà nell’eternità, nella buona e nella cattiva sorte.