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Ma Luis Silvio faceva il gelataio o l’attore porno? Quando la Pistoiese si inguaiò per una… vocale

di Fabio BELLI

Si può rovinare una carriera per una vocale? A quanto pare sì, anche perché in quella grande commedia degli equivoci che è il calcio, spesso ad un piccolo malinteso di partenza se ne aggiungono altri, sempre più importanti, come una palla di neve che rotolando diventa una valanga. La storia di Luis Silvio Danuello è stata sviscerata ai limiti della leggenda metropolitana essendo stato individuato in lui il bidone primordiale. Ovvero il calciatore straniero accolto con tutti gli onori dopo 14 anni di chiusura delle frontiere in Italia e poi scontratosi con la realtà della Serie A per lui, semplicemente, incomprensibile. Sul suo conto se ne sono sentite di tutti i colori: si diceva fosse diventato un barista, poi gelataio allo stadio di Pistoia, infine addirittura attore porno. La verità è ben più normale ma affonda le radici sull’incredibile equivoco che l’ha accolto al suo arrivo in Italia.

Siamo nel 1980 ed i tesseramenti dei calciatori stranieri sono finalmente di nuovo consentiti dopo un embargo durato quasi 15 anni. E così sbarcano negli stadi della Serie A delle autentiche star. Solo per citarne alcuni: Juary all’Avellino, Bertoni alla Fiorentina, Brady alla Juventus, Krol al Napoli, Falcao alla Roma. Tra le magnifiche 16 del massimo campionato c’è anche la Pistoiese per la prima volta nella sua storia nel massimo campionato. E per quello che sarà il primo straniero della storia del sodalizio orange la scelta del DT Fabbri (il ct azzurro ai mondiali del 1966) e del DS Magrini cade proprio su Luis Silvio. Classe ’60, a vent’anni appena compiuti è stato nel 1979 tra i migliori giovani a livello nazionale con la maglia del Palmeiras ed ha esordito l’anno successivo nel Brasileirao con il Ponte Preta. Club nel quale la Pistoiese va a scovarlo su segnalazione dell’allenatore in seconda Malavasi che l’ha visionato in un’amichevole contro il Comercial. La leggenda narra addirittura che quella fosse una partita combinata. Cioè organizzata apposta per far fare bella figura a Luis Silvio e convincere Malavasi a portarlo in Italia.

L’affare viene infatti chiuso per 170 milioni ed è a questo punto che si fa la frittata. A raccontare l’accaduto è stato lo stesso Luis Silvio in un’intervista chiarificatrice pubblicata dalla Gazzetta dello Sport nel 2007: “All’aeroporto di Roma incontrai i dirigenti della Pistoiese e un signore mi chiese: “Sei una punta?”. Risposi di perché avevo capito “ponta“, con la o, che in portoghese vuol dire ala. Io quello ero: un’ala destra, “uma ponta direita“. Firmai e mi ritrovai centravanti fuori ruolo. Un disastro. Da me si aspettavano tanti gol, ma ero uno specialista del cross e al massimo potevo fare la seconda punta, con la “u”, come dite voi. Punta, ponta: rovinato da una vocale“. Punta, ponta: l’errore è tutto qua.

Da corpo estraneo, nella Pistoiese 1980/81 che si classificherà ultima tornando di nuovo in B, Luis Silvio collezionerà la miseria di 6 presenze per poi tornarsene in Brasile. La sua carriera di calciatore terminò nel 1989 e chissà, se i dirigenti della Pistoiese avessero fatto attenzione alle vocali… Certo erano altri tempi. Nessuno ad esempio si era chiesto come mai una “punta” avesse segnato solo due gol in tre campionati nel torneo Paulista con il Palmeiras. Né tantomeno si era domandato come mai nelle interviste precampionato Eneas del Genoa e Falcao della Roma alla domanda: “Conoscete il vostro connazionale Luis Silvio?” risposero “Chi?“. Forse pensavano ad un pornoattore anche loro…