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Kazimierz Deyna, il polacco che ha stregato il mondo

di Alessandro IACOBELLI

Metro, compasso e pallone. Kazimierz Deyna e i suoi piedi: un lusso. Una vita baciata dal talento ma rovinata da un maledetto nemico: l’alcol. Così, nel 1989, il cuore di un fuoriclasse si è fermato per sempre. Un terribile schianto ha tolto alla Polonia il suo simbolo.

Il perno di una generazione irripetibile. Starogard-Gdanski è la sua città d’origine. La locale squadra del Wlokniarz colora l’alba agonistica. Il nome di Deyna comincia fortemente a circolare in ogni dove. Dai taccuini degli osservatori alle stanze dell’Esercito non si parla d’altro. L’amore tra Kazimierz ed il Legia Varsavia sarà immediato e chilometrico. Quattordici anni: regista, mediano, fantasista e goleador. Corporatura da ballerino, bacchetta da maestro d’orchestra in una mano e tavolozza da pittore nell’altra.

Gadocha non lo sopporta, ma non potrà fare a meno dei suoi assist già pronti per l’uso. La frizzante ala, paragonato al brasiliano Garrincha, costruirà con un manipolo di scudieri la leggenda polacca degli anni settanta. Il ct Gorski scrive la sua filastrocca. Tomaszewski tra i pali. Zmuda (transitato anche nello stivale con Verona e Cremonese) colonna arretrata. Sui binari laterali corrono due treni ad alta velocità come Lato ed il già citato Gadocha. In avanti la boa in grado di finalizzare la mole costruita: Szarmach.

Con questo scacchiere i biancorossi salgono sul gradino più alto del podio nelle Olimpiadi del 1972 contro l’Ungheria. Doppietta nella finalissima e dolce antipasto del calcio champagne sfoderato due anni dopo. Nel 1974 infatti si disputano i Mondiali in Germania. I Mondiali del derby teutonico Est-Ovest, della rivoluzione totale olandese e della Polonia spumeggiante.

Nel girone 4 la truppa biancorossa trova Argentina, Italia e Haiti. Il blitz contro gli azzurri segnerà un’epoca. Gli eroi del ’70 cadono sotto i colpi di Szarmach e proprio di Deyna. Un destro terrificante che trafigge Zoff. Agevole anche la seconda fase, con le facili vittorie su Svezia e Jugoslavia. Kazimierz firma il raddoppio su rigore al cospetto dei “Plavi”. La “Fatal Francoforte” chiude il cassetto dei sogni. Gerd Müller rompe il tenero incantesimo. Le consolazioni non mancano: Lato capocannoniere e Deyna miglior giocatore della rassegna. Sarà comunque terzo posto grazie al successo di misura sul Brasile. Passano due anni e la nazionale polacca conquista la seconda piazza in un’altra Olimpiade. Questa volta è la Germania Est a condannare i ragazzi di Gorski.

E il Legia? Vince. Due campionati (1968-1969, 1969-1970) e due Coppe di Polonia (1966, 1973). Nel 1978 Il Machester City è una pista libera. Deyna sbarca in Inghilterra con tante attese e responsabilità. Alcuni problemi di natura fisica bloccano i progetti di leadership dell’asso polacco. La tifoseria ringrazierà ugualmente Kazimierz per l’impegno profuso. Dodici reti e tante giocate d’alta scuola non si dimenticano.

Accetta un ruolo nel mitico film “Fuga per la vittoria” con Pelè e Ardiles. La fuga, quella vera, sarà negli USA. Si stabilizza a San Diego. Sockers e Legends gli ultimi lidi visitati da un artista del pallone tradito da una letale dipendenza.