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Il Paok Salonicco, dal mito di Koudas al titolo atteso 34 anni

di Jean Philippe ZITO

“A Salonicco cristiani, ebrei, e musulmani hanno convissuto per secoli. Fino al 1943, quando tutti gli ebrei della città vennero deportati, soprattutto ad Auschwitz. Per la prima volta dal 1430, quando il sultano Murad II varcò trionfalmente le sue porte, la città era ritornata completamente greca. Ma fino ad allora le rive del Mediterraneo avevano ospitato una metropoli dove s’incrociavano minareti e cipressi, sinagoghe e monasteri, capitelli romani e chiese bizantine…”. Mark Mazowe nel libro “Salonicco città di fantasmi”, ci narra come la seconda città più popolata della Grecia sia stata contaminata per secoli nel suo tessuto sociale e urbano.

Dalla Torre Bianca (monumento simbolo), fortezza costruita dagli Ottomanni nel XV secolo, alla Chiesa greco-ortodossa di San Demetrio (patrono della città); dalla Tomba di Galerio (mausoleo Romano), fino alla Moschea Alatza Imaret, questo melting pot è ancora tangibile.

Salonicco è conosciuta anche come Symprotevousa (Συμπρωτεύουσα), ovvero co-capitale, retaggio culturale ereditato dall’Impero Ottomano; era considerata infatti alla pari di Costantinopoli. Oggi è il capoluogo della Macedonia Centrale e, inevitabilmente, ha visto crescere nei secoli contrasti tra le varie etnie.

Nella patria delle Olimpiadi le società sportive nascono prevalentemente come polisportive. La particolare mutazione demografica intercorsa a partire dal primo decennio del ‘900, confluisce di conseguenza anche nei gruppi agonistici organizzati.

Nel 1908, ancora sotto dominazione ottomana, nasce la prima squadra di calcio di Salonicco, l’Iraklis. I fondatori scelgono come colori sociali il bianco e l’azzurro della bandiera greca, spinti dall’orgoglio indipendentista. Il simbolo è Eracle (Iraklis, Ηρακλής in greco), semidio della mitologia greca.

Alcuni atleti dissidenti dell’Iraklis fuoriescono dalla polisportiva, creandone un’altra. Contrappongono al semidio Eracle (Ercole per i Romani), il dio della guerra Ares come simbolo della nuova associazione. Nasce così, nel 1914, l’Aris di Salonicco che identifica le proprie radici storico-culturali nel periodo glorioso di Alessandro Magno, usando i colori giallo e nero di Bisanzio dell’epoca ellenica, facendoli diventare propri.

La terza società, che assieme alle altre due si divide la città di Salonicco, è il PAOK erede dell’Hermes Sports Club, squadra di calcio dei greci di Costantinopoli.

Il Club Atletico Pan-tessalonicese dei Costantinopolitani (PAOK), viene fondato nel 1926 dai rifugiati della guerra greco-turca. Al termine del conflitto, nel 1922, circa 1 milione di greci si stabiliscono in Macedonia e in Attica. Lo scambio di popolazione tra Grecia e Turchia è impressionante, sono circa 2 milioni le persone interessate. I cristiani ortodossi si insediano in Grecia, chi professa la fede musulmana va in Turchia.

Ecco quindi spiegata la scelta cromatica del PAOK: Il bianco rappresenta la speranza in un nuovo avvenire, il nero del lutto della guerra e per la sofferenza subita.

Il primo emblema del PAOK raffigurava un quadrifoglio e un ferro di cavallo. Le foglie erano verdi e sopra di loro c’erano le iniziali della squadra. Kostas Koemtzopoulos, primo presidente del club, ha avuto questa idea ispirato dal suo marchio di sigarette.

Nel 1929 viene scelto l’odierno emblema, l’aquila a due teste simbolo di Costantinopoli.

Questa complessa suddivisione delle squadre di calcio a Salonicco, ha portato ad una distribuzione del tifo nella città. Nella parte est (Sykies) si trovano i tifosi dell’Iraklis, una minoranza rumorosa; nella parte nord-ovest ci sono i tifosi dell’Aris e nella zona sud, quella vicino al porto, i caldi supporters del PAOK.

I derby sono molto sentiti, soprattutto tra Aris e il PAOK che giocano stabilmente la SuoperLega greca, mentre l’Iraklis da anni è relegato nelle serie minori a causa di costanti problematiche societarie.

La rivalità è ancor più forte nei confronti delle tre squadre di Atene: l’AEK, il Panathinaikos e l’Olympiakos Pireo, che per decenni si sono spartiti le vittorie in campionato lasciando pochissimo spazio alle altre squadre. Infatti l’Alpha Ethniki non ha visto altri vincitori oltre alle 3 squadre della capitale. Solamente nel Campionato Panellenico ha prevalso una squadra diversa. L’Aris Salonicco che è stato campione di Grecia in tre diverse edizioni: 1927/28, 1931/32 e 1945/46.

Nella Salonicco della fine degli anni ’50, un dodicenne inizia la trafila nelle giovanili del PAOK. Giorgos Koudas vive ad Agios Pavlos, un sobborgo di Salonicco, proviene da una famiglia povera che riesce a sopravvivere esclusivamente grazie ai fondi del Piano Marschall; il boom economico che sta investendo la Grecia per loro è solo un miraggio.

Nel 1963 a 17 anni Koudas esordisce in prima squadra. I tifosi del PAOK simpatizzano immediatamente con quell’agile ala destra, che fa della fantasia e del dribbling i suoi punti di forza. Nelle prime due stagioni, trascorse in pianta stabile in prima squadra, Koudas si è dovuto accontentare di due ottavi posti in campionato.

Nella stagione 1965/66 Giorgos con i suoi 13 gol aiuta il PAOK ad arrivare 6°, partecipando con un gol alla vittoria contro l’odiato Olympiakos per 3 a 2.

A 19 anni la sua carriera è definitivamente esplosa, molti addetti ai lavori iniziano ad interessarsi al suo precoce talento.

Per il talento della “Dikefalos tou vorra” l’estate del 1966 si rivela essere molto turbolenta.

È profondamente combattuto; da una parte vorrebbe continuare a giocare con la squadra per cui fa il tifo, cercando di portare un titolo nella Salonicco bianco-nera, dall’altra i problemi economici che ciclicamente affliggono la propria famiglia non gli consentono di vivere agiatamente: “Io e la mia famiglia abbiamo sopportato molto e siamo arrivati al punto di privarci anche del cibo”, ha dichiarato Koudas.

Nella seconda metà degli anni ’60, nel calcio greco non si può parlare ancora di professionismo. Per questo motivo Giorgos è tentato dall’allettante offerta dell’Olympiacos.

La prospettiva di ricevere un lauto stipendio e, nello stesso tempo, di poter giocare nel club più importante del Paese lo fa vacillare, tanto da cedere alle lusinghe.

Koudas si trasferisce al Pireo, iniziando a giocare con i bianco-rossi di Atene alcune amichevoli precampionato. Nel frattempo a Salonicco è scoppiato il putiferio. I tifosi hanno messo a ferro e fuoco la sede del PAOK, scagliandosi contro la società rea di aver ceduto un “figlio di Tessalonica” ai “nemici” di Atene.

Dopo le estenuanti proteste della tifoseria, la dirigenza del PAOK decide di bloccare la cessione, dichiarando di non averla mai avvallata ufficialmente. Koudas quindi fa ritorno a casa, cercando di mettere da parte le inesorabili polemiche interne, convivendoci per un’intera annata.

La stagione 1968/69 lo vede protagonista assoluto, con il record di gol segnati: 26 su 32 presenze tra Campionato e Coppa di Grecia. I tifosi bianconeri lo acclamano re, dedicandogli addirittura il soprannome di “Alessandro Magno”.

La svolta per la carriera del numero 10 e capitano del PAOK avviene con l’arrivo di Les Shannon come tecnico. Sposta Giorgos Koudas da ala destra a trequartista, facendolo diventare il cardine dello sviluppo di gioco della squadra, affidandogli così le chiavi del centrocampo.

Nella stagione 1971/72 arriva anche il primo trofeo: il PAOK vince la Coppa di Grecia in finale contro il Panathinaikos per 2 a 1, grazie proprio ad una doppietta di Koudas.

Due anni più tardi il PAOK vince nuovamente la Coppa nazionale, dopo aver sconfitto l’Olympiakos ai calci di rigore (curiosità: l’unico rigore sbagliato per i bianconeri è di Koudas). Salonicco si è presa una piccola rivincita contro Atene.

La grande rivalsa nei confronti del “triunvirato ateniese” avviene nella stagione 1975/76.

In panchina non c’è più Les Shannon, passato ai rivali cittadini dell’Iraklis. L’ungherese Gyula Lóránt ha preso il suo posto, senza mettere mai in discussione la leadership di Koudas “Alessandro Magno”. Prende parte con15 gol alla marcia trionfale (21 vittorie, 7 pareggi e 2 sconfitte) versi il titolo. Il PAOK diventa campione è la prima Alpha Ethniki vinta da una squadra non ateniese dal 1946.

Giorgos adesso è il simbolo di una squadra, ma anche della città e il 12 Settembre del 1979 diventa un emblema nazionale. Grazie alla vittoria per 1 a 0 della Grecia contro l’URSS, per la prima volta nella sua storia la nazionale ellenica conquista la fase finale di un torneo.

Nel 1984 a 37 anni, dopo 20 di fedeltà al PAOK Koudas appende gli scarpini al chiodo. Durante questo periodo si è guadagnato sul campo il titolo di miglior giocatore di sempre del club. Con 607 partite disputate in tutte le competizioni, è il più presente di chiunque altro nella storia del PAOK, segnando ben 164 gol. L’anno seguente festeggia da semplice tifoso il secondo titolo nazionale dei bianconeri di Salonicco.

Dopo 11 anni dal ritiro, il 20 Settembre del 1995 torna in campo a 48 anni con la Grecia in un amichevole organizzata al Toumba, il caldissimo stadio del PAOK. Gioca con la maglia numero 10 e la fascia di capitano al braccio per quasi mezz’ora. Un epilogo degno di uno dei più grandi interpreti del calcio ellenico.

A seguito dell’increscioso episodio del 12 Marzo 2018 in cui il Presidente del PAOK, Ivan Savvidis, al termine della gara contro l’AEK di Atene è entrato in campo con una pistola in bella vista, minacciando l’arbitro (reo di aver annullato un gol alla sua squadra), i bianconeri di Salonicco hanno ricevuto 3 punti di penalizzazione decisivi per la sfida al vertice della Souper Ligka 2017/18.

Domenica prossima, nel giorno di Pasqua, il PAOK ha la possibilità di vincere il suo terzo Campionato. La sfida contro la penultima Levadiakos sarà quindi decisiva per la conquista del titolo ad una giornata dal termine del torneo 2018/19. Il Toumba sarà tutto esaurito, pronto ad esplodere qualora i padroni di casa riuscissero nell’impresa e su quei seggiolini sarà presente senza dubbio l’Alessandro Magno del calcio.