Francesco Guidolin: la misura del successo

di Alessandro IACOBELLI

La misura del successo. La carriera di Francesco Guidolin è stata costantemente dominata da quel limbo tra normalità e gloria. Le luci della grande ribalta, per sua stessa ammissione, non sono mai piaciute al tecnico nativo di Castelfranco Veneto. Da Vicenza a Bologna, passando per Udine e Palermo. Tutte esperienze favolose vissute con un unico comun denominatore: la tensione.

Sì perché lui ci mette cuore, anima e polmoni. Ogni giorno con la testa riempita di schemi, pensieri (propri e altrui), intuizioni, pressioni, problemi e palloni. Da calciatore? Molto meglio. Indossi la divisa, vai in campo e corri. Meno seccature. A cavallo tra gli anni ’70 e ’80 Guidolin è un centrocampista dai piedi efficacemente educati, ma dal fisico fin troppo esile. Scarpini ai piedi porta avanti comunque dignitose stagioni tra A e B con le maglie di Verona, Pistoiese, Sambenedettese, Bologna e Venezia.

Cosa fare da grande? A 31 anni Francesco pensa, gira lo sguardo, vede la panchina e decide di accomodarsi per dettare il gioco da bordo campo. Si comincia dalle origini al timone delle giovanili, e poi della prima squadra del Giorgione. I primi anni (Treviso, Fano, Empoli) si rivelano interlocutori, con l’eccezione della promozione in B con il Ravenna nella stagione 1992-1993. Il visionario Presidente dell’Atalanta Percassi lo sceglie per la panchina nerazzurra. Tre mesi nella massima serie con più ombre che luci. Uno schiaffo doloroso ma assai rilevante per una naturale crescita professionale. Nell’estate del 1994, quella dei mondiali americani, Guidolin accetta la proposta del Vicenza. Il mister, non a caso allievo tatticamente della filosofia sacchiana, conquista la Serie A chiudendo la cadetteria in terza posizione.

Il 4-4-2 biancorosso, equilibrato ma spumeggiante al tempo stesso, diventa un cult. Un nono posto al primo anno di A e poi il trionfo in Coppa Italia nel ’97. Al “Menti” Maini, Rossi e Iannuzzi trafiggono Taglialatela ribaltando l’1-0 dell’andata contro il Napoli.

Il preludio alle dolci notti in Europa. I tifosi sognano in Coppa delle Coppe con la sfida al Chelsea in semifinale. Zauli decide il match di andata. Il ritorno si gioca nel glorioso “Stamford Bridge”. Il “Toro di Sora” Luiso zittisce il pubblico con un destro imparabile. La favola però svanisce con le successive reti inglesi di Poyet, Zola e Hughes. Dopo aver eliminato Legia Varsavia, Shaktar Donetsk e Roda JC Di Carlo e soci salutano la prestigiosa competizione. Più di così sarebbe quasi impossibile. Guidolin allora si sposta in Friuli.

A Udine è appena terminato il ciclo targato Zaccheroni. Il patron Pozzo vuole rilanciare le ambizioni con un allenatore rampante. Il bomber brasiliano Marcio Amoroso catalizza al meglio la mole di gioco bianconera siglando la bellezza di 22 reti. Sesto posto finale e qualificazione in Coppa Uefa. Al culmine del campionato tra dirigenza e mister si aprono incomprensioni e malintesi che non si risolvono in breve. Il destino, però, busserà ancora alla stessa porta. Intanto il tecnico viaggia alla volta di Bologna. Quattro annate intense con le coppe solo sfiorate e tanti fuoriclasse passati al “Dall’Ara”. Da Signori a Cruz, passando per il portiere Pagliuca ed il regista Pecchia.

Nel 2004 scocca l’ora di Palermo. Il vulcanico Zamparini lo chiama per sostituire Silvio Baldini. La truppa rosanero concretizza una cavalcata magnifica con il ritorno in Serie A dopo oltre 30 anni. In A si tocca quasi il paradiso: sesta posizione, 53 punti e Luca Toni autore di 20 gol. Le sirene estere suonano forte. Guidolin sbarca quindi in Ligue 1 al timone del Monaco. Decimo posto a quota 52. Inaspettatamente giunge la richiamata di Zamparini. I due si incontrano a Cannes e concludono l’affare. Il ritorno in Sicilia è un successo. Nel 2006-2007 i rosanero chiudono quinti, corteggiando a lungo anche i preliminari di Champions League. Una stagione particolare, quella dopo Calciopoli, con la Juventus in B e le penalizzazioni di Lazio e Milan. Amauri è il vero top player di quella squadra, ed il suo grave infortunio a novembre complica di molto il cammino dei compagni. L’esonero, con la successiva marcia indietro, in primavera è solo un dettaglio in un anno comunque positivo. La stagione successiva subisce il valzer delle panchine all’ombra del “Barbera”, subentrando a Colantuono per poi essere sollevato dall’incarico in luogo del primo.

Le imprese non finiscono mai. Il condottiero di Castelfranco Veneto alza le braccia al cielo pure a Parma. A settembre sostituisce Cagni e porta la formazione gialloblu in Serie A. Ottima anche la stagione seguente con l’ottavo posto finale. Nel 2010 il ritorno più bello, più sospirato, più atteso… a Udine. Undici anni dopo la famiglia Pozzo alza la cornetta, Guidolin non esita ad accettare. L’avvio però è traumatico: 1 punto nelle prime cinque partite. L’alba del volo. Le giovani stelle bianconere sono pronte a sbocciare. Benatia, Isla, Inler e due assi nella manica: Di Natale e Sanchez. Lo spettacolo è assicurato. Reti a catinelle: 0-7 sul malcapitato Palermo, 0-4 al Cagliari, 2-4 al Genoa, 4-0 al Lecce. Senza dimenticare il pirotecnico 4-4 in casa del Milan. A maggio i friulani sono quarti ai preliminari di Champions League.

Superlativa anche la stagione 2011-2012 terminata in terza posizione. Si scatenano nuove promesse come Pereyra e Asamoah. Da mille e una notte il successo sull’Atletico Madrird, in Europa League, con le firme di Benatia e Floro Flores. Ancora due annate con l’Udinese che registra un quinto ed un tredicesimo posto, con una semifinale di Coppa Italia.

Guidolin allarga gli orizzonti. Nel 2016 infatti si trasferisce in Premier League per traghettare i gallesi dello Swansea alla salvezza totalizzando 27 punti in 16 partite.

Adesso il mister vuole un progetto capace di sognare e far sognare. Italia o estero? Si attendono nuove passionali avventure.

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