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Football Mystery 2×07: Avanhard, lo stadio di Chernobyl (VIDEO)

di Fabio BELLI

Proprio in questi giorni, a 33 anni dagli accadimenti che sconvolsero il mondo, grazie alla serie prodotta da HBO si è risvegliato l’interesse internazionale verso il disastro di Chernobyl, il più grave incidente nucleare mai avvenuto. In pochi sanno però che a margine degli eventi ci fu anche una storia sportiva che portò alla costruzione di quello che oggi è il più inaccessibile, e mai utilizzato, stadio del mondo. Stiamo parlando dell’Avanhard, lo stadio di Chernobyl.

“Avanhard” in russo significa “avanguardia”, ed è il nome di diversi stadi, soprattutto di cittadine situate nella provincia di quello che un tempo era l’impero sovietico. E il nome era perfetto all’epoca per l’impianto della cittadina di Pripyat, fondata solo nel 1970 arrivata a sfiorare a metà degli anni Ottanta i 40.000 abitanti. In molti sanno ormai che fu proprio la cittadina di Pripyat, situata a soli tre chilometri dalla centrale elettronucleare Vladimir Ilic Lenin, a subire le conseguenze più devastanti dell’incidente del 26 aprile 1986.

Pripyat era stata fondata 16 anni prima di fatto come città dormitorio per i dipendenti della centrale, ma col tempo si era popolata diventando un gioiellino dell’architettura sovietica. Alla centrale si guadagnava bene per gli standard dell’epoca e Pripyat era una delle poche cittadine in cui si potevano trovare prodotti d’importazione, dai jeans agli alimentari. E ovviamente, la fondazione di una squadra di calcio andò di pari passo con lo sviluppo della popolazione locale.

Il club di Pripyat si chiamava Stroitel, letteralmente “I costruttori di Pripyat”, Un nome che evocava l’espansione che grazie all’energia nucleare l’Urss voleva raggiungere in questi avamposti. Per renderla competitiva, vennero reclutati giocatori della vicina cittadina di Chistohlivka, già organizzata. Dopo i primi anni in ambito puramente dilettantistico, lo Stroitel venne ammesso alla quarta serie sovietica, primo campionato strutturato in ambito nazionale, seppur diviso in gironi regionali, con la Federazione dell’allora Repubblica Socialista Sovietica dell’Ucraina che favorì il passaggio del club per alimentare, grazie al calcio, il senso di appartenenza ad una cittadina appena nata.

Appena nata e ricca: col suo mix di modernità e tradizione forgiata nell’acciaio sovietico, Pripyat era indicata come città modello e nel 1985 sfiorò la promozione nella Vtoraja Liga, la terza serie del calcio nazionale (la prima serie ai tempi dell’Urss era nominata Vyssaja Liga, la seconda Pervaja Liga). Il secondo posto accelerò il progetto della costruzione del nuovo stadio, che fu pronto in poco più di un anno. Lo stadio dell’Avanguardia, appunto Avanhard Stadium, doveva essere secondo la nomenclatura locale “Ogromnyy” (letteralmente “smisurato”) anche se l’impianto era comunque strutturato in un’unica tribuna da 5000 posti e una pista d’atletica per renderlo polifunzionale.

L’Avanhard era pronto ed era stata stabilita anche la data dell’inaugurazione: 1 maggio 1986, una festività sempre molto sentita in Unione Sovietica. Lo Stroitel avrebbe dovuto affrontare la semifinale della Coppa della Regione di Kiev (una sorta di Coppa Italia di Serie C nostrana) l’attuale Inter Boyarka. Ma la partita non si dispuò mai, perché 5 giorni prima, all’una di notte, 23 minuti e 45 secondi, ci fu la prima e unica esplosione nella storia di un reattore nucleare, il numero 4 della centrale di Chernobyl. Un incidente che rese inabitabile i dintorni e che in 36 ore portò all’evacuazione definitiva di Pripyat: nessuno dei suoi 40.000 abitanti ha mai rimesso piede a casa propria. Addirittura, gli avversari furono fermati da un elicottero dell’esercito, che atterrò durante l’ultima rifinitura prima di partire per Pripyat: qualcosa di terribile era accaduto e la partita non si sarebbe disputata.

Il reattore è stato per mesi un mostro capace di eruttare radiazioni che ben presto si espansero in mezza Europa. Della squadra dei “liquidatori”, che ripulirono il tetto e la zona circostante dagli elementi contaminati e dalla grafite del reattore esploso, fecero parte anche alcuni giocatori dello Stroitel, che misero fine alla loro carriera pur di aiutare la loro comunità. Alcuni ebbero conseguenze mortali come decine di migliaia di abitanti della zona e della vicina Bielorussia, ancora adesso zona ad alta contaminazione di Cesio-137 ed altre sostanze. La squadra venne poi rifondata nel vicino villaggio di Slavytuch, ma senza successo: lo spirito dello Stroitel non poteva essere riprodotto dopo quanto era accaduto.

E l’Avanhard? Resta a tutt’oggi lo stadio fantasma più inaccessibile dUel mondo, a pochi passi da luna park che a sua volta sarebbe dovuto essere stato inaugurato quel 1 maggio del 1986, con la ruota panoramica diventata il simbolo del disastro di Pripyat e del suo status di città fantasma. Al suo interno è cresciuto di tutto, la pista d’atletica è stata mangiata dalla vegetazione, al centro del campo sono cresciuti alberi che mostrano le mutazioni genetiche delle contaminazioni radioattive. Lo stadio non fa parte neanche dei tour che sono diventati molto frequenti a Pripyat, trovandosi in una delle zone maggiormente contaminate.

Restano le foto, scattate di sfuggita da scienziati e abitanti locali che passano di sfuggita dove una volta splendeva il sogno sovietico, che restituiscono un panorama spettrale e surreale, un’arena deserta nella quale lo spettacolo del calcio non ha mai fatto capolino e che nessuno potrà pensare di riqualificare dal disastro nucleare se non fra centinaia di anni.