Finidi George: la gazzella di Porte Harcourt

di Alessandro IACOBELLI

L’ala destra ed il numero 7: questo è il calcio. Una freccia dai connotati africani: Finidi George. Nato a Porte Harcourt il 15 aprile 1971, nella patria del bosco Osun-Osogbo, elude miseria e povertà con un pallone tra i piedi.

Nel 1993 George è già sulla bocca di tutti in casa sua. Spifferi di puro talento giungono ai taccuini dei talent scout olandesi. L’Ajax alza la cornetta e chiama i dirigenti dello Sharks FC. Amsterdam è il nuovo nido per il ragazzetto fulmineo. In maglia biancorossa Finidi conquista il binario destro e non lo lascerà per tre lunghi anni. Un vero stacanovista: 85 gettoni fino all’estate del 1996. Tre titoli olandesi e tre Supercoppe dei Paesi Bassi. Stagione di grazia 1994-1995: i lanceri trionfano nella Champions League contro il Milan per poi ripetersi in Supercoppa e Coppa Intercontinentale.

Finidi è la stella volante. Segna e, soprattutto, fa segnare i compagni. Kanu, Overmars, Ronald De Boer e Litmanen ringraziano. Van Gaal in panchina e un manipolo di tulipani ormai sbocciati: Van Der Sar, Rijkard, Seedorf e Davids.

Gloria e prestigio anche con la Nazionale biancoverde. Braccia al cielo nella Coppa d’Africa del 1994 in Tunisia, nella finalissima contro lo Zambia. Quattro anni più tardi scende in campo la generazione più luccicante del calcio nigeriano. Agli ordini di Bora Milutinovic brillano Okocha, West, Babayaro, Oliseh, Ikpeba e Babangida. 3-2 alla malcapitata Spagna per poi crollare negli ottavi al cospetto della Norvegia (4-1). Paradossale discontinuità che condiziona il cammino in terra francese.

La carriera della freccia George, intanto, si sposta verso l’Andalusia. Finidi passa al Real Betis. Nel 1996, però, c’è un retroscena di mercato paradossale. L’asso nigeriano è praticamente un giocatore della Lazio. Trattativa “chiusa” negli uffici del patron Cragnotti. La società biancoceleste mette sul piatto ben 8 miliardi per le casse dell’Ajax. Tutto fatto, mancano solo le firme. Ecco, quelle firme non arriveranno mai.

La valigia di George, quindi, si riempie per raggiungere la Spagna. Quattro annate al Betis condite da 130 presenze e 38 reti. Da Siviglia all’arcipelago delle Baleari. Il numero 7 veste la casacca del Mallorca nella stagione 2000-2001. Atletismo e rapidità sono caratteristiche ideali per furoreggiare anche in Inghilterra. Finidi sposa allora il progetto dell’Ipswich Town, timbrando il cartellino per 35 volte con 7 gol messi a referto. Le galoppate di George culminano ancora in Spagna, di nuovo nel Mallorca (stagione 2003-2004).

Una vita di corsa, quella della gazzella di Port Harcourt. Finidi George: l’ala numero 7 sul tetto del mondo.

Precedente Le 100 vite calcistiche di Diego Fuser Successivo Pastore: "Il Fotogenico Piero" che bucava le reti e... l'obiettivo