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Fabio Liverani: dai fischi agli applausi

di Jean Philippe ZITO

“Bella palla di Liverani per Di Caniooooo…”. Queste poche parole pronunciate in una radiocronaca, diventata leggendaria, di Guido De Angelis, scaldano immediatamente il cuore di qualsiasi tifoso della Lazio. Il gol di Paolo Di Canio nel derby del 6 Gennaio 2005, è l’emblema di come nel calcio molto spesso aleggi un qualcosa di inspiegabile ed irrazionale, che rende questo sport diverso da tutti gli altri.

Nel 3 a 1 finale, trionfo laziale nel derby, spiccano i due assist per il primo e il terzo gol di Fabio Liverani. Una partita vissuta intensamente, con lucidità e da padrone del centrocampo che lo riabilita in maniera definitiva agli occhi dell’intera tifoseria.

Acquistato nel Settembre del 2001 dal Perugia, Liverani è stato accolto a Formello da scritte ingiuriose che rimarcano la sua presunta “fede” romanista (il centrocampista è stato immortalato con una bandiera giallorossa in mano qualche mese prima durante i festeggiamenti per il terzo scudetto della Roma). “Sono cresciuto in un quartiere popolare (il Casilino, ndr), queste cose non mi spaventano. Sono tranquillo, penso solo a giocare, a far bene nella Lazio”. Le dichiarazioni del centrocampista dopo le scritte offensive nei suoi riguardi, sono d’impegno e dedizione alla causa laziale.

Fabio Liverani inizia a giocare a pallone nell’oratorio di Santa Maria Ausiliatrice al Tuscolano. Dopo una breve militanza nella Lodigiani, gioca nelle giovanili di Palermo, Napoli e Cagliari. Aggregato in prima squadra in Sardegna da Giovanni Trapattoni, passa alla Nocerina (solamente 2 presenze), per poi stabilizzarsi alla Viterbese.

Nella stagione 1996/97, a vent’anni, inizia a praticare il calcio da professionista a Viterbo in serie C/2. Per quattro campionati milita in serie C, ottenendo una promozione in C/1 nel 1999. Poi la grande occasione: Luciano Gaucci è il proprietario della Viterbese e del Perugia e dal club umbro mettono gli occhi sul playmaker tutto sinistro, di padre romano e madre somala: “Papà era italiano e cristiano, ma mia mamma era una musulmana di Mogadiscio rifugiata in Italia”.

Stagione 2000/2001 a 24 anni, dopo molta gavetta nelle serie minori, l’approdo in serie A.

Liverani conquista da subito un posto da titolare nel Perugia di Serse Cosmi, che nel frattempo è diventato celebre al grande pubblico soprattutto per l‘imitazione del comico genovese Maurizio Crozza all’interno del programma “Mai dire gol”. I pupilli del mister umbro, subentrato a Carletto Mazzone in panchina, sono proprio il centrocampista e il difensore capitano del “Grifo”, Marco Materazzi.




Improvvisamente il calcio italiano ha scoperto questo regista dal tocco di palla liftato e dal mancino chirurgico. Liverani esordisce con la maglia del Perugia in serie A il 1° Ottobre del 2000 nel match casalingo contro il Lecce, terminato con il punteggio di 1 a 1.

Il primo gol nella massima serie arriva nello scontro salvezza a Reggio Calabria contro la Reggina. Il gol del conclusivo 2 a 0 è una magistrale punizione tirata a giro dai 25 metri, che non lascia scampo a Taibi.

Le sue costanti prestazioni ad alti livelli fanno sì che le maggiori squadre della Serie A inizino ad interessarsi a lui. Nel frattempo il Perugia di Serse Cosmi è diventato la mascotte del campionato, grazie alla grinta del tecnico in panchina e alle belle giocate del regista romano.

L’11 Marzo del 2001, Roberto Mancini esordisce come allenatore in Italia, sedendosi sulla panchina della Fiorentina. Si gioca a Perugia, la partita finisce 2 a 2, Liverani fa l’assist per il primo gol e segna il secondo per gli umbri.

Il culmine di queste grandi performance arriva con la convocazione in Azzurro da parte del C.T. Giovanni Trapattoni, che conosce bene Liverani per averlo allenato nel Caglari. Nel giro di pochissimi mesi dalla serie C, a titolare in Serie A, alla Nazionale. Fabio Liverani è la rivelazione del campionato ottenendo una vera e propria consacrazione popolare.

Il 25 Aprile del 2001, l’Italia gioca un’amichevole contro il Sudafrica proprio a Perugia. In quell’occasione esordiscono dal primo minuto il capitano degli umbri Materazzi e lo stesso Liverani. La partita viene vinta dall’Italia per 1 a 0, confermando il centrocampista a suo agio fra giocatori di primissimo livello.

A fine stagione il Perugia si salva con discreta tranquillità e Liverani è pronto ad iniziare un nuovo anno nel capoluogo umbro. La preparazione estiva lo vede ancora tra i protagonisti, anche se le “sirene” del calciomercato l’hanno più volte accostato alla Juventus.

Dopo aver saltato le prime due partite del campionato 2001/02 per squalifica, Fabio si fa trovare al suo posto in mezzo al campo per la trasferta di Verona del 16 Settembre 2001 contro l’Hellas, nella quale segna il gol (dal dischetto) del momentaneo vantaggio.

Il 28 Settembre, a poche ore dalla fine del calciomercato, al Presidente Gaucci però arriva un’offerta irrinunciabile per il numero 20 dal club di Sergio Cragnotti: 25 miliardi di Lire e metà cartellino di Emanuele Berrettoni. Fabio Liverani diventa così un giocatore della Lazio, grazie ad un blitz notturno della dirigenza capitolina.

Lì per lì, quando me l’hanno annunciato, ho pensato ad uno scherzo. Gradevole quanto vi pare, ma pur sempre uno scherzo. Fin da bambino sono sempre stato tifoso della Roma. E quest’estate ho passato, assieme ad amici di sempre, giorni e giorni a festeggiare lo scudetto della squadra di Capello. Ora mi ritrovo dalla parte opposta del tifo capitolino. Non me ne faccio certo un cruccio. Tutt’altro. Sono un professionista e sono prontissimo ad onorare la nuova situazione”.

Liverani è un ragazzo schietto, sincero e con franchezza non nasconde le sue simpatie romaniste, ma esprime anche tutta la sua contentezza per essere arrivato in una squadra zeppa di campioni.

C’era ancora la gestione Cragnotti quindi stiamo parlando di giocatori di primissimo livello. Gente come Stankovic, Simeone, Crespo, Mihajlovic, Favalli, Nesta, Stam, Peruzzi, Claudio Lopez, Ravanelli… e potrei pure continuare. Questo tanto per capire di che livello fosse la rosa. Una formazione che scendeva in campo per vincere contro chiunque e io mi trovavo in mezzo a loro alla prima grande esperienza”.

Mister Zaccheroni alla Lazio deve sostituire a centrocampo Veron e Nedved venduti durante la sessione estiva di calciomercato, ma anche l’infortunato Diego Pablo Simeone.

Per questo motivo Fabio Liverani esordisce subito da titolare il 30 Settembre 2001 nel pareggio interno a reti bianche contro il Parma, l’accoglienza dei quasi 40.000 dell’Olimpico è stata tiepida nei suoi confronti.

La Curva Nord ce l’ha soprattutto con la presidenza. Lo striscione esposto nel cuore del tifo laziale infatti recita: “Il problema non si risolve con Liverani. Pensa a chi hai venduto ieri e a chi partirà domani”, con due stendardi emblematici (e preveggenti) raffiguranti le maglie di Nesta e Crespo.

Il primo gol di Liverani con la maglia della Lazio arriva nel 4 a 1 contro l’Udinese in Friuli.

Ma è il secondo a conquistare anche gli ultimi scettici tra i laziali, è il gol vittoria della sfida contro la Juventus del 24 Novembre del 2001. Un pallonetto d’esterno sinistro di rara precisione che beffa Buffon da oltre 30 metri. La stagione 2001/02 di Liverani si conclude con 27 presenze totali (26 in Serie A e 1 in Coppa Italia) e 2 gol.

La stagione successiva la Lazio cambia allenatore, dopo il deludente sesto posto ottenuto dalla compagine allenata da Zaccheroni: arriva Roberto Mancini. La società è costretta a vendere per evidenti problemi di bilancio, ma la rosa rimane di grandissimo livello. Liverani viene fermato da un fastidioso infortunio al polpaccio sinistro, che gli compromette tutto il girone d’andata. In quello di ritorno gioca con più continuità ma quasi sempre subentrando dalla panchina.

Nel 2003/04 la “banda Mancini” continua a stupire dopo l’ottima annata precedente conclusasi con un quarto posto in classifica e le semifinali di Coppa Uefa (perse contro il Porto di Josè Mourihno). L’entusiasmo per un bel gioco ritrovato, risultati ottenuti e giocatori di alto profilo, viene smorzato dall’abbandono di Sergio Cragnotti a causa della gravissima crisi finanziaria di cui è vittima il suo gruppo. Finisce un’era che in poco più di 10 anni ha riscritto la storia ultracentenaria del più antica squadra della Capitale.

Liverani gioca con più continuità in tutte e tre le competizioni: 26 presenze in Serie A, 6 in Champion’s League e 7 in Coppa Italia (1 gol), vincendo a fine anno la Coppa Italia in finale contro la Juventus.

L’anno successivo la Lazio rischia di non potersi iscrivere al campionato, ma l’avvento di una nuova proprietà salva l’ultracentenaria storia della sezione calcio. Il Presidente Claudio Lotito rivoluziona lo staff tecnico e la rosa. La Lazio ha gravi problemi economici, deve ricominciare da zero. Nascono delle incomprensioni tra Liverani e il neo Presidente: “Per me si trattò del classico momento sbagliato. Lotito entrava in un mondo nuovo e per lui tutto ciò che rimandava al “vecchio”, Liverani incluso, lo considerava il male assoluto”.

La stagione 2004/05 vede avvicendarsi in panchina per i biancocelesti prima Mimmo Caso, poi Giuseppe Papadopulo. Grazie all’avvento di quest’ultimo Liverani torna ad essere il perno della squadra. Fondamentale nel derby del 6 gennaio 2005, importante con il suo carisma e la sua classe nel fulcro del gioco. 24 presenze in campionato e 1 gol (decisivo nella sfida salvezza contro l’Atalanta), lo rendono protagonista nell’anno zero lotitiano.

Nel 2005/06 arriva Delio Rossi, Liverani è all’ultimo anno di contratto con la Lazio. Sul campo la squadra raggiunge un ottimo 6° posto con la qualificazione in Coppa UEFA, ma con Calciopoli viene riscritta la storia di questo campionato. La storia di Liverani con la Lazio si conclude dopo 5 stagioni intense. “Lotito tentò anche di offrirmi un rinnovo di contratto, una proposta più di facciata per calmare la piazza, ero il capitano, avrei potuto prolungare per altri cinque anni e arrivare a dieci in biancoazzurro, ma il Presidente allora non aveva capito il Liverani uomo, prima che il giocatore”.

Nelle due stagioni successive il centrocampista romano approda alla Fiorentina di Prandelli, con la quale gioca da titolare un gran numero di match ottiene una qualificazione in Champion’s League e raggiunge le semifinali di Coppa Uefa.

A 32 anni approda al Palermo con cui firma un triennale. Negli anni trascorsi in Sicilia incrocia in panchina due sue vecchie conoscenze, Delio Rossi e Serse Cosmi. Con i rosanero ottiene un’incredibile qualificazione in Europa League e gioca la storica finale di Coppa Italia persa contro l’Inter per 3 a 1.

Dopo il ritiro decide di diventare allenatore. Inizia dal 2011 con le giovanili del Genoa, fino alla prima squadra affidatagli nel 2013 per poi essere esonerato dopo sole 7 partite ma con un derby vinto contro la Sampdoria di Delio Rossi, con un rotondo 3 a 0.

Dopo la parentesi inglese al Leyton Orient e alla Ternana in Serie B, nel 2017 approda al Lecce. Fabio Liverani con il gioco che ha sviluppato per la sua squadra ha conquistato la piazza pugliese. Dopo la promozione in serie B dello scorso anno, domenica prossima vincendo in casa contro lo Spezia ha la possibilità di far tornare il Lecce in Serie A senza giocare i play off.

Oggi Liverani è un allenatore che sta macinando record, continuando a stupire. Ma quando si ferma a pensare alla sua carriera da calciatore ha sempre parole al miele per la Lazio: “Dopo le difficoltà iniziali, compreso il “marchio” di tifoso romanista, sono stati cinque anni eccezionali. I ricordi di quel gruppo e di Formello li ho scolpiti nella mente e nel cuore”.