1990: Germania Ovest-Argentina 1-0. Tris tedesco nel Mondiale delle mille storie

di Emiliano Storace

Cinquantasei anni dopo l’edizione voluta fortemente da Benito Mussolini e dal regime nel 1934, il Mondiale di calcio tornava in Italia. Stavolta però ad attenderlo c’era un paese in grandissimo sviluppo, dove il calcio era una religione e la Serie A forse il campionato più bello del Mondo. Non si può certo dire che l’edizione numero 14 della massima competizione calcistica del nostro pianeta sia rimasta negli annali per il gioco espresso e per la spettacolarità delle sue partite. Le “Notti Magiche” di Italia ’90 sono rimaste nel cuore e nella mente di un popolo italiano che 24 anni fa riusciva ancora a sognare.

Germania tricampione nella "Notte Magica" dell'Olimpico

Germania tricampione nella “Notte Magica” dell’Olimpico

Oltre 50 milioni di italiani hanno accompagnato con caroselli e notti in bianco una nazionale di ottime qualità che Azeglio Vicini seppe assemblare con cura e intelligenza. E se le istituzioni italiane, fossero state altrettanto perfette come lo furono i nostri azzurri in campo, magari adesso ci ricorderemmo di un Mondiale in più e di qualche debito o scandalo in meno. Se non ci furono colpi di genio o Fenomeni da imitare, certamente il Mondiale italiano ha regalato storie e personaggi di cui il calcio si è innamorato col passare del tempo. Il Camerun di Roger Milla, trentottenne stella dei Leoni Indomabili e successivamente nominato calciatore africano del secolo, che tornò in nazionale solo per giocare il Mondiale in Italia. Il Costa Rica di Bora Milutinovic, che si qualificò per la prima volta agli ottavi di finale di un Mondiale sorprendendo anche gli stessi abitanti del piccolo stato centroamericano. L’Egitto dei miracoli, che nella sua storia si presentò solamente a due edizioni dei Mondiali entrambe in Italia: 1934 e 1990.

Al sole di Sicilia e Sardegna, i “Faraoni” non passarono il girone ma si tolsero molte soddisfazioni pareggiando contro Irlanda e Olanda e perdendo solo di misura contro l’Inghilterra. Fu l’edizione anche della prima e unica partecipazione ad un Mondiale degli Emirati Arabi Uniti, squadra materasso ma che strappò applausi e consensi a tutto il pubblico italiano con la RAI che volle esaltarne la partecipazione dedicandogli tanti speciali televisivi in tarda serata con un Piero Chiambretti scatenato nell’intervistare sceicchi ed emiri al seguito della squadra.

Oltre alle prime volte e alle imprese calcistiche, fu anche l’edizione di un’Italia esaltante (che perse in semifinale contro l’Argentina a Napoli in una notte stregata) e di una Germania Ovest nettamente superiore a tutte le altre squadre. Dopo due finali perse nell’82 e nell’86 contro Italia e Argentina, la “Nationalmannschaft” era riuscita a presentarsi nuovamente ad un Mondiale da favorita insieme all’Italia paese ospitante. Alla guida c’era ancora Franz Beckenbauer (che di lì a poco avrebbe lasciato la guida della Nazionale) mentre la squadra era composta da tantissimi calciatori militanti nella nostra Serie A, al tempo la terra promessa per ogni calciatore tedesco.

La Germania arrivò in finale senza nessun affanno, vincendo sei gare su sette tra cui un infuocato ottavo di finale contro l’Olanda a San Siro. Uno scherzo del destino volle che nella finalissima di Roma ci fu ad attenderla ancora una volta l’Argentina, proprio quella squadra che quattro anni prima gli aveva tolto la gioia del terzo titolo mondiale con un gol di Burruchaga nel finale. Per la prima volta nella storia dei Mondiali, andava in scena un remake della stessa finale a soli quattro anni di distanza, una sorta di vendetta o di maledizione a seconda della squadra vincitrice. La partita era la stessa ma il divario tra le due squadre era nettamente cambiato in favore dei tedeschi.

Andreas Brehme calcia il rigore Mondiale

Andreas Brehme calcia il rigore Mondiale

I biancocelesti Campioni del Mondo non erano infatti all’altezza della spedizione messicana, con un Maradona in fase calante e non più in grado di trascinare da solo un’intera nazione. In una delle finali più noiose mai giocate che la storia ricordi, l’unico sussulto lo regalò il solito Diego Armando Maradona quando apostrofò con un sincero “Hijos de Puta” , l’intero pubblico dell’Olimpico che fischiava il suo inno. Ci pensò l’interista Andreas Brehme a rompere l’equilibrio tra le due squadre, trasformando un dubbio calcio di rigore concesso (anche qui lo zampino dispettoso della storia) dall’arbitro messicano Codesal che pochi istanti prima non ne aveva concesso un altro ancor più netto stavolta su Dezotti. La Germania conquistò così il terzo titolo mondiale della sua storia eguagliando i successi di Brasile e Italia. Una Germania tosta in difesa con Berthold, Brehme, Augenthaler e Kohler, veloce e letale in avanti con Voeller, Klinsmann, Hassler e Lothar Matthaus. Un successo meritato e neanche tanto a sorpresa, visto il livello di una nazionale che era scesa in Italia per prendersi il titolo vendicando la finale dell’Azteca.