1986: Argentina-Germania Ovest 3-2. Un imprevedibile scherzo del destino

di Fabio Belli

Mai come il 29 giugno 1986, la finale del Campionato del Mondo di calcio ha avuto un protagonista così universalmente atteso. Diego Armando Maradona si è ritagliato il suo posto nei cuori di tutto il popolo argentino con l’incredibile performance nei quarti di finale contro l’Inghilterra. Raramente in oltre cento anni di storia del football, un solo calciatore è riuscito a caricarsi sulle spalle una partita così densa di significati. La vittoria su Lineker e compagni rappresenta una rivincita dell’orgoglio patrio per gli argentini dopo la guerra della Falkland, il cui risarcimento è rappresentato dal gol di mano realizzato dal “diez”, che sblocca il risultato di fronte a oltre 110.000 spettatori in delirio all’Azteca di Città del Messico. E’ la leggendaria “Mano de Dios“, condita dalla famosa frase maradoniana “se rubi a un ladro, avrai cento anni di perdono“.

Maradona alza al cielo la Coppa del Mondo all'Azteca
Maradona alza al cielo la Coppa del Mondo all’Azteca

Ma è anche la partita del “Barrilete Cosmico“, ovvero come il cronista Victor Hugo Morales chiamò Maradona dopo la realizzazione del “gol del secolo“, l’incredibile slalom tra gli inglesi considerato a tutt’oggi la più strabiliante prodezza della storia del calcio. Maradona è comunque in stato di grazia come mai nella sua carriera, e non sono solo le motivazioni extra contro gli inglesi a farlo volare. In semifinale contro la rivelazione Belgio, sigla una doppietta e riporta l’Argentina in finale dopo otto anni dal trionfo di Baires. Di fronte, ci sono i soliti tedeschi occidentali che ormai da venti anni, fatta eccezione per il 1978 quando persero il podio per una scelleratezza contro l’Austria, sono presenza fissa tra le prime quattro posizioni. Una squadra, la Germania Ovest, che mescola vecchio e nuovo, con un Rummenigge quasi al canto del cigno ma ancora competitivo, ed un attaccante come Rudi Voeller astro nascente del calcio europeo, e che presto diventerà un idolo della parte giallorossa di Roma. Parlando di italiani del futuro, anche Matthäus e Brehme, che vestiranno la maglia dell’Inter, sono diventati ormai un pilastro della squadra, che vede indossare il numero dieci ancora al trentatreenne Felix Magath, castigatore della Juventus nella finale di Coppa dei Campioni del 1983 con l’Amburgo.

Ma il punto è che nessuno dei tedeschi è Maradona, ed era dai tempi di Pelé che un giocatore non riusciva a catalizzare in questo modo l’attenzione in un Mondiale. L’Azteca si aspetta una magia “definitiva” dal fuoriclasse del Napoli, che sta trascinando verso il titolo un’Argentina tutt’altro che trascendentale, di sicuro inferiore tecnicamente a quella che pure fu letteralmente sospinta di forza alla vittoria nel Mondiale giocato in casa nel 1978. Diego è il giocatore migliore della competizione e forse di tutti i tempi, ma alle sue spalle ci sono solo un buon attaccante (Valdano), onesti portatori d’acqua (Burruchaga, Olarticoechea) e una difesa rocciosa ma tecnicamente non impeccabile. La quale ha dovuto fare anche a meno di Passarella, ufficialmente per un grave problema gastrico, ufficiosamente perché sembra che Maradona abbia cancellato l’unica altra possibile personalità ingombrante nello spogliatoio. Al suo posto gioca il “Tata” José Luis Brown, reduce addirittura da una stagione di inattività, con sole cinque presenze prima di Natale nel Deportivo Espanol di Buenos Aires.

300.000 occhi sono puntati su Maradona dagli spalti dell’Azteca, ma due in particolare un po’ più in basso: quelli di Franz Beckenbauer, che da CT tedesco vuole stupire il mondo con una gabbia in grado di fermare il fenomeno del Mùndial. Sull’altra panchina però Carlos Bilardo ha le sue idee, tutte abbastanza chiare. Se non lasciano giocare Diego, gli spazi per Valdano e Burruchaga si moltiplicano, e non di poco viste le energie necessarie per limitare il fuoriclasse. La sorte tende anche una mano non da poco agli argentini, visto che il portiere tedesco Schumacher, fino a quel momento impeccabile, esce a vuoto su un cross del “Burru”, permettendo a Brown di completare la sua favola con il colpo di testa del vantaggio. Ad inizio ripresa, Valdano sigla il raddoppio e l’epilogo sembra scritto.

I tedeschi però, lo hanno dimostrato a più riprese nella storia dei Mondiali, hanno questa caratteristica di non darsi mai per vinti che a volte trascende la logica. Sotto di due in un Azteca in delirio per gli argentini, mettono palla al centro e sfruttano il “braccino” degli avversari, e soprattutto la loro difesa non certo impenetrabile. Nel giro di 7′ Rummenigge e Voeller riportano il risultato in parità. Mancano dieci minuti al termine, i supplementari sembrano inevitabili ed ora tutti si aspettano Maradona, il sigillo finale su un Mondiale che mai ha avuto un padrone così chiaro.

La "gabbia" tedesca per Maradona: in mezzo a cinque avversari, Diego toccherà verso Burruchaga il pallone della vittoria
La “gabbia” tedesca per Maradona: in mezzo a cinque avversari, Diego toccherà in avanti verso Burruchaga il pallone della vittoria

Oltre ad essere proverbialmente irriducibili, però, i tedeschi sono bravissimi a prevedere tutto il prevedibile, ma si fanno anche sorprendere dall’imprevisto più di quanto sarebbe lecito aspettarsi. Appena tre minuti dopo il 2-2 di Voeller, Maradona si ritrova chiuso nel cerchio di centrocampo in un perimetro composto da cinque avversari. E’ la “gabbia” disegnata da Beckenbauer, che si rivolta clamorosamente contro la Germania. Perché a Maradona in quel momento non interessa la gloria personale: quella se l’è già guadagnata, in maniera indelebile, contro l’Inghilterra, e l’ha consolidata contro il Belgio. Ma Diego sa che senza la Coppa, quelle imprese sbiadirebbero. E allora non fa altro che toccare, in maniera deliziosa, in avanti per Burruchaga che è fuori dalla gabbia, e corre nella prateria che lo separa da Schumacher e dall’inevitabile gol del 3-2. E così, nel Mondiale di Maradona, la firma sulla vittoria in finale è del “Burru”: un imprevedibile scherzo del destino, che ha colpito i tedeschi nel momento peggiore. E Diego alzò la Coppa che lo rese Immortale.

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