1982: Italia-Germania Ovest 3-1. La vittoria più “italiana” di sempre

di Valerio Fabbri

Il Mondiale di Spagna 1982 è il Mondiale dell’urlo di Tardelli, del genio di Marazico, come fu soprannominato Bruno Conti per le sue magie sulla fascia, e dell’orgoglio di Bearzot, che riuscì a portare al trionfo gli azzurri creando un gruppo compatto, schermato dalla stampa e reduce dallo scandalo del calcio scommesse che aveva coinvolto tantissimi protagonisti di primo piano del calcio italiano.

Bearzot in trionfo: l'Italia è Campione del Mondo dopo 44 anni
Bearzot in trionfo: l’Italia è Campione del Mondo dopo 44 anni

Paradossalmente, l’Italia gioca peggio che nel 1978, ma porta a casa la Coppa. Qualificata solo per un gol in più rispetto al Camerun, nel gironcino per le finali la nazionale pesca Argentina e Brasile, il meglio che c’è in giro. Un finale che sembra già scritto, ma anziché firmare il proprio epitaffio, Zoff e compagni risorgono. Contro l’albiceleste Tardelli e Cabrini ci regalano la vittoria (2-1, Passarella); la partita rimane memorabile per la marcatura asfissiante di Gentile su Maradona. L’epopea azzurra è appena iniziata. A Barcellona contro il Brasile all’Italia serve una vittoria, mentre ai verdeoro, su cui si concentrano tutti i favori del pronostico, basta un pari. Pagheranno caro la loro ostinata presunzione di voler stravincere e condurre le danze anziché fare calcoli. Paolo Rossi, coinvolto nel calcio scommesse, difeso strenuamente da Bearzot nonostante prestazioni opache e due anni di inattività, come per magia si sblocca. Una sua tripletta vanifica i gol di Socrates e Falcao, Zoff sigilla l’impresa con un salvataggio sulla riga di porta al 90’. E’ delirio a Barcellona, ma anche in Italia, dove la gente si identifica sempre di più con una Nazionale vincente.

La Germania Ovest arriva in finale dopo aver superato ai rigori – è la prima volta in un Mondiale – la Francia di Platini, in vantaggio 3-1 fino ad una manciata di minuti dal termine dei supplementari. L’ingresso dell’infortunato Rummenigge sposta gli equilibri: prima accorcia con una botta da fuori, poi assiste la rovesciata di Fischer che pareggia i conti. Sulla partita pesa l’inervento criminale, è il termine adatto, del portiere tedesco Schumacher su Battiston, che rimane a terra con due denti rotti e due vertebre incrinate. Un’azione che avrebbe meritato rigore ed espulsione, e molto probabilmente indirizzato la partita verso un altro esito. Così non è stato e la Francia saluta. A Madrid ci aspettano i tedeschi.

Il Bernabeu straripa di tricolori: è tanta la gente arrivata dall’Italia per vivere una notte magica, con bandieroni dell’ultima ora. Si riscopre un’appartenenza snobbata dal dopoguerra, rimarcata nel lodevole tentativo di cantare l’inno nel prepartita, però la voce è incerta poiché tale rituale é stato trascurato per quarant’anni. L’euforia nell’ambiente azzurro è contagiosa, eppure nessuno dimentica gli articoli scritti nei giorni caldi di Vigo, e Bearzot conferma il silenzio stampa. Il Presidente della Repubblica, Sandro Pertini, dopo essersi autonominato primo tifoso della nazionale, siede in tribuna insieme ai reali di Spagna. Come scritto da Montanelli, da buon ultimo è lì ad esprimere al meglio il peggio dell’indole nazionale.

Rossi travolto dall'esultanza dei compagni
Rossi travolto dall’esultanza dei compagni

Bearzot sorprende tutti. Un difensore puro, il diciottenne Bergomi, per Antognoni infortunato. E soprattutto tre marcature rigide: Gentile su Littbarski, Collovati su Fischer, e appunto Bergomi su Rummenigge. Centrocampo solido e ripartenze velocissime. I tedeschi commettono lo stesso errore del Brasile. Anziché lasciarci l’iniziativa, pretendono di dettare i ritmi della partita; per gli azzurri è un (altro) invito a nozze. Il primo tempo scorre senza sussulti, se non per il rigore sbagliato da Cabrini. Nella ripresa e’ l’apoteosi. Oriali si regala la più bella partita in carriera recuperando palloni su palloni, Conti, che l’anno successivo conquisterà con la Roma il secondo, storico tricolore, si conferma Marazico, Rossi, Tardelli e Altobelli firmano i tre gol azzurri, mentre quasi nessuno si accorge della rete di Breitner. Nando Martellini, storica voce della Rai, urla tre volte “Campioni del Mondo”, quasi una promessa per il futuro.

E’ l’inizio simbolico dell’età del benessere, dei soldi e delle tangenti facili. E’ una vittoria molto italiana: non premia i più forti in assoluto, ma chi si è meglio saputo adattare alle contingenze. Dopo un decennio di sangue e odio ci sentiamo tutti fratelli, come dimostra la storica immagine della partita a scopone sull’aereo presidenziale – Causio e Bearzot da un lato, Pertini e Zoff dall’altro, con beffa finale per questi ultimi battuti 15-14, e Zoff costretto a prendersi le colpe dell’errore fatale di Pertini per amor patrio. Magnifici rappresentanti dell’Italia fino in fondo: grazie al “passaggio” presidenziale, vengono aggirate le norme sull’importazione di valuta per il premio versato in Spagna dallo sponsor della Nazionale (Le coq sportif).

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Un commento su “1982: Italia-Germania Ovest 3-1. La vittoria più “italiana” di sempre

  1. Angelo il said:

    Mi sembra una ricostruzione ben fatta e soprattutto attenta ad alcuni passaggi e nessi sostanziali della storia di quegli anni. La vittoria di Madrid fu effettivamente salutata come la riscossa dell’orgoglio nazionale e la premessa di giorni migliori, dopo gli anni ’70, che da quel momento vennero rubricati a decennio pestilenziale, fatto solo di odio e violenza. Pertini non saltò sul carro del vincitore, come malignamente scrisse Montanelli (vecchie ruggini del ’45?), ma interpretò alla perfezione lo spirito generale, che aveva un bisogno quasi fisico di “liberarsi”: dall’impegno politico, dai vincoli che impedivano il dispiegarsi del naturale individualismo nostrano, dall’asfissia di un Paese apparentemente ripiegato all’interno. Per la prima volta i mezzi di comunicazione fecero di una vittoria sportiva l’evento numero uno, la prima pagina totale che ancora oggi brilla nelle redazioni, conservata in vetrina come una reliquia. Italo Cucci, allora direttore del Guerin Sportivo, da sempre al fianco di Bearzot sotto il profilo tanto tecnico-tattico quanto sotto qullo delle affinità umane, scrisse pagine intere su quanto fosse (finalmente) bello essere italiani. Un punto di svolta della nostra storia recente, fin troppo sottovautato. Bravo Valerio.

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