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1930: Uruguay-Argentina 4-2. La notte da cronista dell’arbitro in fuga

di Andrea Rapino

L’attaccante uruguaiano Peregrino Anselmo non la gioca perché viene bloccato da un attacco di panico, mentre diversi giocatori argentini hanno a che fare con minacce di morte. La vigilia della prima finale di Coppa del Mondo non la passa meglio Jean Langenus, funzionario statale fiammingo 38enne, che resta ancor’oggi il solo arbitro belga protagonista dell’atto conclusivo di una competizione iridata. Il clima a Montevideo, il 10 giugno del 1930, è tutt’altro che tranquillo. Addirittura le due selezioni non sono d’accordo neanche sul pallone da usare, e alla fine si gioca un tempo con la palla degli uruguaiani e l’altro con quella portata dagli argentini!

L'Uruguay Campione del Mondo 1930
L’Uruguay Campione del Mondo 1930

Il fatto che sia un’iniziativa pionieristica con qualche pecca organizzativa non impedisce al torneo ideato da Jules Rimet di diventare un campionato acceso. E se finisce coi giocatori in ospedale un Romania-Perù del primo turno, figurarsi cosa può succedere per una finale tra Argentina e Uruguay! Lo stesso Langenus ha toccato con mano il clima dello Stadio Centenario arbitrando l’Uruguay- Perù che ha inaugurato l’impianto, conclusa con una straripante e fortunatamente festosa invasione di campo.

Anche la finale si gioca al Centenario, ancora incompleto ma comunque pieno in ogni ordine di posto. È un derby tra confinanti con una bella posta in palio, infiammato sia da ragioni geografiche e storiche sia da motivazioni strettamente calcistiche. Nel 1902 le due selezioni si sono affrontate nella prima partita ufficiale tra nazionali sudamericane, vinta 6-0 dall’Albiceleste. Alle Olimpiadi di Parigi del 1928 l’Uruguay ha conquistato la medaglia d’oro imponendosi 2-1 proprio sull’Argentina. In questo contesto Langenus ha tutte le sue buone ragioni per non dormire sonni tranquilli. Accetta definitivamente l’incarico poche ore prima del kick-off, ma per farlo pretende un’assicurazione sulla vita e soprattutto un piroscafo pronto a salpare al triplice fischio: al porto di Montevideo lo aspetta la Duilio, un transatlantico italiano che da qualche anno fa la spola tra l’America del Sud e il Vecchio Continente.

L'arbitro belga Langenus
L’arbitro belga Langenus

Il campo dà ragione ai padroni di casa, che passano subito in vantaggio con Dorado, subiscono la rimonta albiceleste firmata da Peucelle e Stabile, “El Filtrador” che vestirà poi anche le maglie del Genoa e del Napoli in Italia, ma sono in grado di superare di nuovo i rivali con il gol di Cea e Iriarte e, a un minuto dalla fine, di segnare il gol della sicurezza con Castro: finisce 4-2 e scoppia la festa sugli spalti… e non solo! Perciò, non appena fischia la fine, l’arbitro di Anversa imbocca la via del porto senza svestire pantaloni alla zuava, giacchetta nera e cravattino su camicia bianca che costituiscono la divisa d’ordinanza del direttore di gara. Non passa per gli spogliatoi e non si volta a guardare quello che gli succede alle spalle. I suoi timori non sono infondati, visto che di lì a poco a Buenos Aires sarà assaltata l’ambasciata uruguaiana. Buon per Langenus che intorno a lui il clima non sia altrettanto arroventato, perché a causa della nebbia il piroscafo resta bloccato nel porto sino al giorno successivo. La compagnia che il fischietto belga può trovare non è delle migliori: infatti una parte consistente dei tifosi argentini, arrivati a migliaia, hanno raggiunto Montevideo proprio in nave!

A Langenus non resta che attendere, e ne approfitta per sbrigare altre incombenze che lo legano alla Coppa del Mondo. Già, perché oltre a fare l’arbitro, collabora anche con un giornale sportivo tedesco. Così, mentre aspetta di salpare, inganna l’attesa stendendo l’articolo sulla finale che ha appena assegnato il primo Mondiale di football. Nulla di particolarmente inusuale per i tempi, visto che quattro anni dopo, un resoconto sul trionfo degli azzurri a Roma uscirà sulla Stampa a firma di un certo Vittorio Pozzo.